Gli unici a far davvero festa sono i piccioni, che hanno trovato casa fra le intercapedini della volta sopra la stazione. Meno contenti i pendolari, impossibilitati a sedersi sulle panchine per via dello strato di guano. «Adesso va un po’ meglio, ma non so quanto durerà – dice Larisa, residente in via Murri –. Circa una settimana fa sono venuti a pulire, erano in tre». Col braccio mima l’utilizzo di una pompa, o di un’idropulitrice, e racconta una situazione difficile da gestire: «È un dramma. Io lavoro a San Donà e torno tardi la sera, ho il taglierino nel borsello. Non si sa mai».
A un anno dalla sua inaugurazione – presenti i vertici regionali di Rfi, l’ex vicesindaco Andrea Tomaello, diversi assessori e i consiglieri della Municipalità di Chirignago – la nuova stazione ferroviaria di via Olimpia a Mestre, sulla linea Venezia-Portogruaro, ha tante potenzialità ma pure tanti problemi. Cittadini e passeggeri (che siano pendolari o utenti sporadici non fa differenza) segnalano il crescente degrado della zona a un tiro di schioppo da via Piave. Gli episodi di spaccio, tossicodipendenza e microcriminalità si riversano anche sulle rive del Marzenego, vicino al palazzetto dello sport Ancilotto.
Non sono ancora le 8, infatti, e sulle scale che portano al piano interrato un senzatetto ha allestito il suo giaciglio; i pochi pendolari che scendono dal regionale preferiscono evitarlo e imboccano la rampa, un serpentone che collega via Olimpia a via Gazzera Bassa. Poco distante, sulla banchina, dorme un altro ragazzo con la felpa blu. «Lo vediamo spesso – nota Simonetta, che abita a Noventa di Piave –. Tanti condòmini qui attorno si lamentano perché c’è chi si droga, hanno trovato chiazze di sangue sugli scalini, sporcizia diffusa». Ancor più agguerrita è Larisa: «La sera qui è terra di nessuno. Ci sono bande di ragazzini stranieri che tirano sassi alle vetrate (due ledwall sono stati bersagliati, ndr), altri fumano erba, alcuni portano persino la griglia in parcheggio e fanno il barbecue». Basta fare una passeggiata per capire che niente è inventato: i bagni sono utilizzati dai senza fissa dimora per lavarsi, per terra svariati mozziconi e cocci di vetro, sulla piazzola accanto al Marzenego rimangono i resti di una “pizzata” en plein air. «Giravano i pusher lì in fondo», aggiunge un signore a spasso col cagnolino.
La nuova fermata Olimpia, costata assieme alla stazione Gazzera oltre 62 milioni di euro (di cui 50 finanziati dalla Regione, 10 da Rfi e 2 dal Comune di Venezia), è dotata di quasi 200 posti auto a lunga sosta ma a fine luglio le macchine parcheggiate sono poco più di una decina. E non c’entrano le ferie. «Per me è comoda perché prima scendevo a Mestre e dovevo prendere l’autobus per andare a lavoro – ricorda Simonetta – ma la stazione è poco utilizzata. Va meglio d’inverno, quando ci sono gli studenti». «Una cattedrale nel deserto – taglia corto Ornella – non è abbastanza conosciuta né pubblicizzata»; e Antonio sottolinea: «Che senso ha mettere solo un treno all’ora per Venezia? Prendo il 2 in via Piave e ho risolto il problema. La stazione è utile per chi magari va a San Donà, non il contrario».
Eppure le due infrastrutture (via Olimpia e Gazzera) sono state pensate e realizzate con l’obiettivo di rendere i quartieri più accessibili, favorire un sistema di trasporto pubblico moderno, integrato e capillare, sulla scia del famoso Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr). Solo in via Olimpia fermano venti treni nei giorni feriali, diciassette nel weekend, e da lì, in soli dieci minuti, si raggiunge a piedi piazza Ferretto.
«Dall’inaugurazione della fermata – scrive Rete Ferroviaria Italiana in una nota – abbiamo posto particolare attenzione agli aspetti legati alla tutela e al decoro dell’area. Durante le numerose attività di controllo e monitoraggio è stata effettivamente riscontrata la presenza di persone non autorizzate, all’interno o nelle vicinanze dell’impianto, ed è stato richiesto l’intervento della Polizia ferroviaria». Sul fronte sicurezza sono presenti telecamere di videosorveglianza, la cui gestione compete alla Polizia locale. Per la pulizia infine, Rfi, valuta «un incremento della frequenza degli interventi, al fine di garantire un adeguato livello di fruibilità degli spazi».
Anna Maselli
