Niente inaugurazione dell’anno giudiziario stavolta. La pandemia ha fatto annullare anche questo tipo di evento pubblico. Ma le attività del Tert (Tribunale ecclesiale regionale del Triveneto) sono proseguite, sia pure con qualche rallentamento, come conferma mons. Adolfo Zambon, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico.
Da un deficit di accompagnamento si giunge spesso alla resa. Nella sua attività, per quanto riguarda il 2020, ma anche più in generale, mons. Zambon ha potuto notare come vi siano molte storie segnate da fragilità personali ma anche da deficit “extraconiugali”: «Ho l’impressione che molte unioni avrebbero potuto continuare nel tempo se solo avessero trovato strutture e accompagnamento ecclesiale adeguati. Qualche difficoltà sarebbe stata superabile rivolgendosi alle persone giuste». Un accompagnamento prima del matrimonio, durante la vita coniugale e dopo la separazione. «Ma è un’impressione mia», precisa. E cita Amoris Laetitia, dove si parla della “via caritatis” «anche dopo la separazione». «C’è un certo soggettivismo, a volte – aggiunge –, sia nella scelta di celebrare il matrimonio che in quella di porvi fine».
Nel 2020 il calo dei procedimenti. Le cause introdotte l’anno scorso sono state 152, mentre negli anni precedenti si era sopra i 200. Si registra un calo, dunque, dei procedimenti pendenti, passati da 546 a 512. Ma, se si intuisce una correlazione tra cause di nullità e covid, come e quanto questa correlazione pesi è presto per dirlo: «La convivenza forzata per qualcuno è stata un tempo di grazia; in altri casi, le crisi si sono accentuate». Sta di fatto che tutta l’attività della cancelleria ha subito un rallentamento. Idem le consulenze prima, durante e dopo il processo canonico: «Chi aveva in mente di verificare la nullità, talvolta ha preferito soprassedere. D’altronde, ora le parti ricorrono più spesso al patrocinio gratuito e/o alla riduzione della tassa processuale».
Primo grado breve: l’importanza della scrematura. Per arrivare alla nullità – che corona il 91,9% dei procedimenti di primo grado –, oltre alla via ordinaria c’è il cosiddetto “primo grado breve”: una strada semplificata, introdotta da papa Francesco col motu proprio Mitis Iudex nel 2015. Due le condizioni: consenso di entrambe le parti (ricorso congiunto) e nullità manifesta. L’esito sembra certo. Di fatto, sette domande su sette, nel 2020, sono state accolte: «Vuol dire che c’è una giusta attenzione da parte nostra a questa opportunità (che cerchiamo di agevolare)», è l’analisi di don Zambon. «Del resto, il vescovo, se ritiene che le prove siano insufficienti, rimette la causa al rito ordinario».
Quali i principali capi di nullità dedotti in giudizio? «Quelli più ricorrenti sono la non consapevolezza circa diritti e doveri essenziali del matrimonio; l’incapacità di assumerne le obbligazioni essenziali; l’esclusione dell’indissolubilità e della prole. La percentuale oscilla un po’ negli anni, ma sono sempre queste le prime cause». Dopo quanto tempo di vita insieme di solito si arriva a chiedere la nullità? «Non abbiamo dati al riguardo. A volte dopo sei mesi, a volte dopo quindici anni…».
Giovanni Carnio
