Una piattaforma digitale pensata per garantire una solidarietà più accessibile, trasparente e vicina ai cittadini, ancora di più dopo i ripetuti furti subiti l’estate scorsa, nell’arco di una decina di giorni, nella sede dell’ex Umberto I a Sant’Alvise. Episodi che se da un lato hanno molto amareggiato i volontari dell’Emporio della solidarietà veneziano, dall’altro hanno permesso di toccare con mano la grande generosità della gente, che si è subito attivata chiedendo come avrebbe potuto dare una mano concreta per recuperare almeno parte dei prodotti – e della cifra corrispondente – rubati.
Il nuovo sito web dell’Emporio (www.emporiosolidarietavenezia.org) è stato presentato nei giorni scorsi alla Domus Ciliota: uno strumento operativo pensato per rendere “a portata di click”, in modo rapido e sicuro, le donazioni online (anche attraverso Qr code, Iban o 5xmille), per mostrare come vengono impiegate le risorse e quante famiglie vengono supportate ogni mese; per mettere a disposizione i moduli necessari per chi volesse diventare volontario e per fornire informazioni chiare su come accedere al servizio offerto e sui vari sportelli a disposizione.
A illustrare nel dettaglio il nuovo sito è stato Andrea Ballarin, vicepresidente della “Corte del Forner”, associazione impegnata nel quotidiano nella gestione dell’Emporio, mentre Anna Brondino, la presidente, ha posto l’accento sulle emergenze registrate nell’ultimo periodo. I numeri degli utenti seguiti sono in crescita e non fanno che allarmare specie in vista del prossimo inverno, quando le famiglie saranno chiamate a sostenere le spese per il riscaldamento in casa.
«Ne seguiamo tra le 120 e le 150, per un totale di oltre 250 utenti. Credo molto nell’importanza di mettere in campo un lavoro sinergico fra terzo settore (che ha una certa prontezza nella risposta) e Amministrazione, creando anche luoghi di relazione e agendo in termini di prevenzione. Insomma, valorizzare ulteriormente il rapporto fra pubblico e privato è fondamentale», ha osservato Brondino, consapevole di come la povertà abbia tante sfaccettature. Non si tratta solo di far fatica ad arrivare a fine mese o di non riuscire ad acquistare tutto ciò di cui si avrebbe bisogno al supermercato. Il tema è vasto e abbraccia «molteplici altre povertà che in Emporio tocchiamo con mano: sociale, relazionale, digitale, energetica…».
Circa un quarto delle famiglie aiutate non hanno un lavoro, per motivi di età ma non solo. C’è chi è stagionale, chi può contare sulla Naspi e chi, ormai anziano, guadagna una pensione non sufficiente a soddisfare i propri bisogni. «Penso anche a quelle persone che necessiterebbero di visite specialistiche che tuttavia non si possono permettere, col risultato – ha proseguito la presidente – che non si curano e si trascurano, arrivando a cronicizzare certe problematiche. Molti avrebbero bisogno anche di ricevere assistenza in ambito odontoiatrico, ma si ritrovano costretti a rinunciarci per motivi economici».
I volontari attuali sono 85 – 20 quelli nuovi, che hanno chiesto di aderire alla missione dell’Emporio nel 2025 – e le spese donate nei primi 5 mesi dell’anno in corso sono arrivate a quota 713. Se considerato invece il numero di quelle distribuite nel 2025, sono state complessivamente 1.615. E ancora, dal novembre del 2019 ne sono state erogate 8.928.
«Nell’immaginario collettivo Venezia è una città ricca, ma non è così. C’è un gruppo piuttosto ristretto di cittadini che non ha problemi economici, mentre gli altri fanno più fatica. Basta una spesa improvvisa non prevista, come una caldaia rotta da sistemare, a mandare letteralmente in crisi molte famiglie», ha continuato Brondino, rivolgendo un ringraziamento a Regione e Comune per il contributo garantito e per la sede messa a disposizione; a Rete degli Empori regionali («30, con i quali si è venuta a creare una forte sussidiarietà»), al parroco della comunità marciana, don Roberto Donadoni, e al Cenacolo.
L’occasione dell’altro giorno ha permesso anche di tracciare un bilancio sui corsi di cucina “anti-spreco” promossi proprio dall’Emporio cittadino e organizzati alla Domus Ciliota, aperti sia agli utenti presi in carico che ai residenti più in generale: 8 le lezioni, ognuna con 25 iscritti, per un totale di circa 200 partecipanti. Il tutto sotto la guida dello chef Renato Catapan e Roberto Leonardi. «Anche quest’anno abbiamo raggiunto un ottimo risultato in termini di adesione al progetto», ha sottolineato Nicola Moresco, general manager della Fondazione Istituto Ciliota. «Si è instaurato un bel clima familiare», ha tenuto a precisare Catapan. «È un corso – ha concluso Brondino – che offre occasioni di empatia preziose, di cui c’è tanto bisogno».
Marta Gasparon
