«Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti»: inaspettate, vere, profondissime. Sono le parole contenute nella lettera inviata, a sorpresa, da Papa Leone XIV a Nadia De Lazzari, responsabile dell’associazione di volontariato Venezia Pesce di Pace.
Il Santo Padre ha voluto esprimere la sua vicinanza al progetto educativo e culturale “Dipingiamo la Libertà a Venezia”, realizzato da una quarantina di detenute della Casa di Reclusione della Giudecca con la collaborazione di un centinaio di studenti con l’obiettivo di interpretare l’arte come strumento di inclusione e riscatto e di elaborare nuovi cammini di libertà e convivenza.
La lettera, lunga un’intera pagina, è stata inviata dal Vaticano tramite il Segretario di Stato card. Pietro Parolin, e giunge alla vigilia dell’inaugurazione della mostra che si terrà dal 13 al 17 novembre presso la Scuola Grande di San Teodoro: potrà dunque essere pubblicata all’interno del catalogo ufficiale. «Le parole del Santo Padre sono destinate a lasciare un segno profondo», commenta Nadia De Lazzari che ne cita alcuni stralci: “Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo”, scrive Papa Leone XIV, auspicando poi che “l’evento susciti un rinnovato impegno a favore delle detenute, per garantire loro opportunità di reinserimento sociale nel rispetto della dignità di ogni persona”. Il Santo Padre incoraggia poi “a continuare a promuovere azioni di sensibilizzazione, affinché tutti possano collaborare nel cammino di rinascita integrale di coloro che si sentono scartati ed emarginati” e infine imparte la Benedizione Apostolica.
«Il messaggio del Papa – commenta ancora la presidente di Venezia Pesce di Pace – illumina il percorso di “Dipingiamo la Libertà a Venezia”. Le sue parole risuonano come un appello per superare la diffidenza, credere nel cambiamento, scegliere l’integrazione. Venezia, città di ponti e di incontri, accoglie questo invito con la sua storia millenaria di accoglienza e bellezza condivisa. Il gesto del Santo Padre riconosce la forza di un percorso artistico e umano capace di oltrepassare le mura del carcere e restituire dignità, voce e colore a chi troppo spesso resta invisibile».
Durante i giorni della mostra, il pubblico potrà ammirare e sostenere le opere nate nei laboratori in carcere: tele che raccontano libertà, ferite, rinascita.
Il progetto è promosso da Venezia Pesce di Pace, in collaborazione con la Scuola Grande di San Teodoro (Guardian Grando Roberta Di Mambro), la Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, il Liceo Artistico Marco Polo, l’Istituto Comprensivo Francesco Morosini, la Fondazione Archivio Giorgio Cini, BCC Veneta e Photo Know How.
Il progetto era iniziato lo scorso gennaio per ricordare i 300 anni dalla nascita di Giacomo Casanova. Tra gennaio e marzo era stato avviato un corso sui temi del carcere e della solitudine, coinvolgendo anche le detenute. Tra aprile e giungo gli studenti degli istituti coinvolti avevano realizzato i bozzetti su cui avevano poi lavorato le detenute, attraverso i laboratori artistici proposti in carcere.
