«Quando avevo diciotto anni, fui aggredita. Da Macy’s, a New York City, nel reparto occasioni». Inizia così la meditazione proposta dalla cappellana della chiesa anglicana di San Giorgio a Venezia, Lucinda Laird, pronunciata nel corso della celebrazione di martedì 25 novembre scorso, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
«Ero sotto shock. Non ricordo di aver pensato a nulla. Non era possibile», ricorda la reverenda Laird, che in quell’occasione trovò però il coraggio di bloccare chi l’aveva aggredita e di sporgere denuncia contro di lui.
«Ma l’aggressione in sé – continua la cappellana anglicana – non fu la cosa più sconvolgente. Accadde dopo. Ero ferita, arrabbiata, e dissi sì, volevo sporgere denuncia. La cosa successiva che ricordo è che eravamo tutti alla stazione di polizia. Avevo chiamato il mio ragazzo, che arrivò subito, molto solidale e confortante. Ma ciò che ricordo è che la polizia voleva parlare soltanto con lui, non con me. Lui aveva 23 anni ed era studente di legge. E maschio».
Il racconto è chiaro: «Stando in disparte, sentii gli agenti parlare. Stavano ridendo. Stavano ridendo di me. “Indossa un vestito così, una minigonna, cosa si aspetta…” E ancora risate. Quell’esperienza fu più violenta, irrispettosa e dolorosa dell’incidente stesso. Non ho mai dimenticato il suono delle loro risate».
Tanto che oggi, nel corso della celebrazione ecumenica a Venezia, Lucinda Laird può argomentare: «La violenza – contro altri esseri umani o contro la natura – è, credo, una rivolta contro Dio. Violiamo la creazione di Dio, invece di agire come suoi custodi. Ferire, uccidere, mutilare, distruggere o sprecare – ogni volta che lo facciamo, infrangiamo i comandamenti di Dio: ama Dio, ama il prossimo. E per farlo, dobbiamo denigrare, mancare di rispetto all’altro. Dobbiamo vedere l’altro come tale diverso da noi, inferiore. Pensiamo di poter dominare la natura, su questa fragile terra; non pensiamo di esserne parte e che tutto e tutti siamo interconnessi. E quando si tratta di violenza contro altri esseri umani, li vediamo come proprietà, come inferiori».
La violenza sulle donne è parte e paradigma di ogni prevaricazione: «Guardate la propaganda di guerra – di qualsiasi guerra. Il nemico è sempre non del tutto umano. Ma la Scrittura è chiara: siamo tutti creati a immagine di Dio, maschio e femmina. E quando uccidiamo, mutiliamo, stupriamo e feriamo, lo facciamo all’immagine di Dio. In memoria di tutte le donne senza nome che sono state mutilate, picchiate, stuprate, uccise, schiavizzate, intimidite, sminuite, ignorate, trattate come inferiori. In memoria di loro – conclude Lucinda Laird – confessiamo di aver offeso i figli di Dio».
