Compie 25 anni il negozio e laboratorio di restauro di tappeti orientali di Ali Kiani, situato vicino al Campo San Lio.
Nato e cresciuto in Iran, Kiani ha imparato a riparare i tappeti orientali nel negozio dei suoi genitori, aiutandoli fin da quando era bambino. Già a 20 anni era diventato maestro e lavorava assieme ad alcuni aiutanti.
Nel 2000 un amico già residente in Italia gli ha offerto un lavoro impegnativo di alcuni mesi a Venezia e da allora Kiani ha deciso di rimanere in questa città. Ormai tanti residenti lo conoscono e si affidano a lui per il lavaggio e il restauro di tappeti orientali, alcuni più semplici, altri molto grandi e pregiati: «Il tempo per restaurare un tappeto può variare da un giorno a diversi mesi – spiega Kiani – a seconda del tipo di lavoro, perché ogni tappeto è diverso e richiede attenzioni particolari. Ricordo un restauro di notevole complessità: mi era stato affidato un tappeto di 24 metri quadrati con un buco di 50 centimetri… Già il trasporto fino al laboratorio non fu facile».
Il lavoro di Kiani richiede molta manualità, ma necessita di pochi strumenti e materiali: lana, cotone, ago e talvolta un piccolo telaio per il restauro; per il lavaggio l’artigiano toglie la polvere, poi passa acqua e sapone neutro e asciuga subito il tessuto.
Benché si occupi soprattutto della cura dei tappeti, nel laboratorio Kiani espone anche tappeti nuovi in vendita: «Provengono direttamente dall’Iran – spiega l’artigiano – perché lì i miei fratelli hanno un negozio nel mercato della mia città natale e, quando trovano un tappeto di qualità, me lo spediscono». In una vetrina ci sono anche orecchini di tessuti colorati, anche questi provenienti dal suo Paese di origine.
Nel centro storico attualmente gli unici a occuparsi della vendita e del restauro di tappeti orientali sono Kiani e la ditta Franco dell’Orto. A Mestre sono presenti meno di dieci negozi, di cui solo un paio svolgono anche lavaggi e riparazioni.
Quanto all’insegnare il mestiere, l’artigiano si presta volentieri, pur sottolineando alcune criticità: «Mi è difficile tenere dei veri e propri corsi per questioni di tempo e organizzazione – spiega Kiani – ma insegno volentieri a chi vuole imparare. Ricordo che un po’ di tempo fa due signore mi hanno chiesto di imparare le tecniche di restauro e io ho permesso loro di venire nel laboratorio per assistere al mio lavoro. Anche se non ho ricevuto molte altre richieste, penso che ci sia interesse per apprendere questo tipo di mestiere».
Il segreto per conservare un tappeto? Calpestarlo il meno possibile. «Un tappeto di valore si vede innanzitutto dal materiale: i tappeti di bassa qualità si consumano subito. Poi contano anche la complessità dei disegni e il luogo di produzione: i tappeti più pregiati sono quelli caucasici, persiani e turchi. Quanto ai colori, sicuramente i tappeti più antichi sono tinti con pigmenti di origine naturale». L’artigiano fornisce anche consigli per la cura quotidiana di tappeti importanti: «Dopo il lavaggio o il restauro di un tappeto delicato raccomando al cliente di osservare dei piccoli accorgimenti fondamentali per evitare che il tappeto si rovini di nuovo: innanzitutto è bene posizionarlo in una zona della casa in cui non sia calpestato spesso, poi ovviamente bisogna evitare di camminarci sopra con le scarpe da fuori, infine è una buona regola passarlo con l’aspirapolvere (con attenzione) ogni 2-3 giorni».
Camilla Pustetto
