Domenica 11 ottobre, dalle ore 09:00 alle ore 12:00, l’osservatorio meteorologico della scuola Cavanis sarà aperto alle visite.
Sul tetto di palazzo Da Mosto, sede dell’Istituto Cavanis (Dorsoduro, Rio Terà Foscarini 898) si trova infatti un antico osservatorio meteorologico ancora attivo e inserito nella rete degli Osservatori Storici Italiani che collabora con la rete Arpav di Teolo.
Le visite, senza prenotazione, saranno condotte dal colonnello dell’aeronautica Marcello Cerasuolo, ora in quiescenza, insieme a sei studenti del Cavanis, coinvolti in un progetto di Pcto dedicato alla meteorologia.
Per i visitatori sarà l’occasione di conoscere gli strumenti storici e osservare Venezia dall’alto. Per i ragazzi, sarà una lezione fuori dall’aula: studiando l’osservatorio e accompagnando il pubblico, imparano a comunicare, a prendersi responsabilità e a muoversi con maggiore sicurezza. Un modo concreto di fare scuola, in cui lo studente non si limita ad ascoltare, ma diventa parte attiva dell’esperienza.
«Aprire l’osservatorio alla città significa condividere un patrimonio scientifico e storico che i padri Cavanis hanno custodito nel tempo», commenta Fabio Monti, direttore generale dell’Istituto Cavanis di Venezia. «E significa – prosegue – anche affidare ai nostri studenti il compito di raccontarlo: un’esperienza che li mette alla prova e li aiuta a crescere. Ci auguriamo che questa visita sia la prima di altre occasioni per scoprire le storie e le curiosità custodite nella nostra scuola».
La storia dell’osservatorio
L’Italia è stata la culla mondiale della meteorologia osservativa. Fra la metà del ‘700 e dell’800 sono nati gli osservatori più antichi e prestigiosi: il Collegio Romano, Modena, Brera, Moncalieri, Mantova. Ad essi va aggiunta Venezia: qui già sul finire del ‘700, i Seminaristi nella sede di S. Cipriano di Murano facevano osservazioni meteorologiche, seppure in modo discontinuo. Trasferitisi alla Salute nel 1818, fondano l’Osservatorio Meteorologico del Seminario Patriarcale e dal 1835 iniziano ad effettuare osservazioni regolari – all’alba, alle 14 e alle 21 – e le continuano per oltre un secolo fino al 1953.
Sin dagli inizi la fama dell’Osservatorio, per qualità e accuratezza dell’operare, cresce e raggiunge grande notorietà in tutta Europa. Dal 1847 i dati vengono pubblicati in Diari subito apprezzati da studiosi ed istituzioni. Sotto la dominazione austriaca nel 1853, Venezia viene invitata a far parte della rete di 60 stazioni dell’Impero Austro-Ungarico. Nel 1866, dopo l’annessione di Venezia all’Italia, l’Osservatorio è riconosciuto come Stazione di 1^ Classe (segnali, presagi di burrasca, ecc.) e nello stesso anno, con il contributo dell’Istituto Veneto, rinnova la strumentazione e i locali – con l’aggiunta di una specola – e aumenta le collaborazioni nazionali (con l’Ufficio Meteorologico Centrale Italiano di Firenze) e internazionali con tutta Europa.
Nel 1885 l’Osservatorio viene nuovamente ristrutturato e dotato di strumenti pregiati. Dal 1879 l’Osservatorio è a capo di una rete di 8 stazioni in laguna ed entroterra. Più tardi il Magistrato alle Acque lo definisce “uno dei migliori d’Europa” e gli affida l’incarico di Ufficio Meteorologico Centrale per le province Venete e di Mantova, ponendolo a capo di un vasto territorio con ben 12 osservatori dalle Alpi a Udine, Padova, Rovigo, Vicenza e Verona.
Dal 1880, d’accordo con il locale Osservatorio astronomico e con l’autorità municipale, comincia anche a “segnalare alla cittadinanza ed ai naviganti il mezzogiorno medio di Roma, mediante segnali visivi e un colpo di cannone.” Attorno al 1920, attratto dalla fama e dai meriti scientifici dell’Osservatorio veneziano, il fondatore della meteorologia moderna Jacob Bjerknes lo visita e ne dà un giudizio molto lusinghiero.
Dal 1918 al 1948 è direttore uno stimato scienziato, il Padre Cavanis Francesco Saverio ZANON, che contemporaneamente è anche direttore dell’Osservatorio Meteorologico e Bio-climatologico dell’Ospedale al Mare del Lido di Venezia. È l’ultima fase di successi e riconoscimenti, a cui nel dopoguerra segue un declino per difficoltà economiche ed una profonda trasformazione del paese che, dopo qualche anno, nel 1953 porteranno alla chiusura dell’Osservatorio Meteorologico del Seminario Patriarcale
Ma non passa molto tempo e un altro Cavanis, il giovane Padre Riccardo Ianeselli raccoglie l’eredità, trasferisce parte della strumentazione del Seminario Patriarcale e, a poche centinaia di metri di distanza, fonda il nuovo Osservatorio Meteorologico e Geofisico presso la casa Cavanis, che dirigerà fino al 1994 pubblicando i dati dal 1959. Le osservazioni proseguono come 3 volte al giorno come le precedenti. L’Osservatorio raccoglie larga stima presso la comunità scientifica per i suoi studi sull’elettricità e il magnetismo terrestre.
Dal 1994 al 2000 è Direttore dell’Osservatorio Padre Giulio AVI, che oltre ai consueti parametri si interessa anche di qualità dell’aria e di sismicità. Dal 2000 è Direttore dell’Osservatorio Padre Pietro Luigi PENNACCHI (detto Padre Gigi). Fino al 2007 le osservazioni sono state effettuate manualmente. Dal 1.1.2000 è stata installata una stazione automatica di rilevamento dall’ARPAV di Teolo (PD) che cura l’esercizio e l’archiviazione dei dati. L’Istituto Veneto (IVSLA) pubblica i dati di osservazione con cadenza mensile e con riepiloghi annuali.
Nell’autunno del 2015 il meteorologo di Arpa Veneto, responsabile del corretto funzionamento della stazione ARPAV installata al Cavanis, propone al direttore dell’Osservatorio di rivitalizzarlo avvalendosi di volontari. L’associazione Meteonetwork ed altri aderiscono all’invito a collaborare. Viene quindi elaborato il “Progetto Cavanis” ed in pochi mesi si completa una ristrutturazione generale dei locali e con l’installazione della stazione meteorologica automatica Davis, che da allora funziona ininterrottamente e i dati sono on line.
