«Senza nessuna forma di aiuto fiscale o incentivo per portare le abitazioni alle condizioni previste dalla norma, non si potrà arrivare a ciò che l’Europa ci impone». Non ha dubbi il presidente di Ance Venezia, Giovanni Salmistrari, in tema di direttiva europea “Case green” che, entrata in vigore nel 2024, ha l’obiettivo di rendere tutti gli edifici Ue a emissioni zero entro il 2050, prevedendo una serie di tappe intermedie. Una tematica resa ancora più complessa se tenuto conto dei vincoli architettonici e paesaggistici che contraddistinguono la città antica.
«Per arrivare alla cosiddetta classe energetica a consumo zero un conto è costruire le case ex novo, rispettando determinati parametri, un altro invece è mettere le mani su edifici già esistenti. In questo caso diventa tutto molto più complicato e soprattutto costoso», spiega Salmistrari, precisando che in ogni caso i centri storici non saranno chiamati a sottostare alle regole stabilite dall’Europa. Ma il presidente dei Costruttori edili veneziani pone a questo punto una domanda: «È corretto che le case che si trovano nei centri storici non debbano sottostarvi? In questo caso, i proprietari si troveranno costretti a pagare di più. Il concetto di fondo è infatti questo: per coloro che non si adegueranno, l’energia sarà sempre più costosa. Se consideriamo che la gente fa fatica ad arrivare a fine mese già con i costi delle bollette di oggi, non oso immaginare cosa accadrà un domani». Un problema concreto, che per il presidente Ance Venezia andrebbe affrontato seriamente, da ogni punto di vista. Non solo a livello tecnologico, ma pure normativo ed edile («mi riferisco, tra le altre cose, alle autorizzazioni da ottenere»), fiscale e legato ai contributi che potrebbe garantire lo Stato – o addirittura l’Europa – per mettere in atto ogni tipo di adeguamento.
Pannelli a Venezia? «Oggi non si può». Di lavori e suggerimenti effettivamente realizzabili a Venezia, non ce ne sono poi molti, proprio a causa dei vincoli esistenti. A cominciare dai pannelli fotovoltaici, non consentiti. «Ritengo che potrebbero essere concessi – riflette Salmistrari – in alcune zone, individuabili ad esempio nei capannoni industriali, delle fabbriche, presenti a Murano o alla Giudecca, per dare vita a comunità energetiche. Dobbiamo iniziare a pensare che non possiamo crearne solo tra i campi agricoli, dove solitamente i pannelli vengono posizionati. Dando ai proprietari modo di realizzare un tetto fotovoltaico, potrebbero loro stessi avere interesse a vendere parte dell’energia prodotta». Ragionamenti complessi e di non facile soluzione, «che andrebbero affrontati con i vari soggetti: Comune, Soprintendenza ed Enel». Le tegole fotovoltaiche, potrebbero essere una soluzione valida? Salmistrari non nasconde le proprie perplessità, connesse perlopiù ai costi molto elevati e ad una resa assai limitata.
Nuove tecnologie in arrivo. «Ci sono tuttavia molte tecniche nuove che si stanno via via affermando». Un esempio su tutti, le nanotecnologie. «Dove non è possibile realizzare il cappotto termico per problemi inerenti alla paesaggistica, ecco che si può tenere conto di pitture e intonaci particolari che fanno in modo che si creino centimetri di isolamento». Certo, anche in tal caso vanno considerati i costi importanti. Tra le opportunità descritte, anche quella delle pompe di calore che sfruttano l’acqua dei canali: una sorta di impianto di scambio termico con la laguna. «È qualcosa che viene fatto e che in alcuni casi, a Venezia, esiste già». Ma si tratta di installazioni complesse, che oltretutto richiedono una manutenzione “salata”, in termini di spesa. «Non è possibile proporre ad un piccolo condominio privato di utilizzare queste tecnologie. Diverso è nel caso di un grande palazzo. C’è sicuramente un risparmio in bolletta, ma è pur vero che all’inizio l’investimento è assai elevato, elemento che non fa che frenare la gente». In tema di serramenti, quali proposte? Salmistrari sottolinea che quelli nuovi sono ormai tutti performanti. «Per coloro che ne hanno di vecchi, suggerisco di applicare ai vetri delle apposite pellicole adesive con capacità termiche significative».
Marta Gasparon
