Commercio di vicinato in crisi, si cercano soluzioni. A soffrire sono soprattutto le grandi città, come testimoniano le cronache di questi giorni: in Veneto, dal 2015 al 2025, quasi 10.000 negozi hanno abbassato le serrande secondo l’osservatorio “Reciprocità e commercio locale” di Nomisma, mentre sono spuntati come funghi e-commerce e grosse catene. Anche i Comuni medio-piccoli non fanno i salti di gioia: Mira, stando ai dati diffusi dal centro studi di Unioncamere Veneto, ha perso in sette anni 46 sedi d’azienda. Dalle 506 attività del 2019 alle 460 del 2025. La provincia di Venezia perde invece quasi 2.000 negozi, da 16.580 a 14.682.
I dati, tuttavia, vanno calati nel contesto: «La situazione del Comune di Mira è pressoché stabile in quanto chi apre compensa chi chiude – spiega l’assessora al Commercio, Oriana Gerardi –. Certo ci piacerebbe il “segno più“ ma il dato riflette l’andamento nazionale di progressiva riduzione degli esercizi di vicinato». Sopravvivere è una sfida quotidiana e servono strategie di ampio respiro: «Per incentivare gli acquisti bisogna promuovere il territorio», aggiunge l’assessora, convinta che la gente vada invogliata ad uscire di casa attraverso attività e infrastrutture. Tradotto: più il Comune è attento nell’organizzazione di eventi (in collaborazione con le associazioni e i vari stakeholder), più i cittadini si sentono partecipi, passeggiano per le vie del centro, entrano nelle botteghe. Senza dimenticare la manutenzione delle strade, la cura del verde pubblico, la gestione del traffico.
È una visione d’insieme. «Questa Amministrazione ha investito da un lato in diverse iniziative, come il Carnevale della Riviera, Oriago in Fiore, la Notte Bianca, – ricorda Gerardi – dall’altro lanciando progetti come Bike to Work, che premia il comportamento virtuoso dei cittadini miresi che, per recarsi a lavoro, scelgono di lasciare a casa l’auto prendendo la bicicletta, il monopattino o andando a piedi». Chi aderisce riceve dei buoni spesa da utilizzare presso le realtà del territorio: «Sto incontrando personalmente i commercianti affinché diano la loro adesione – spiega Gerardi – e studiando altre proposte per i prossimi mesi. Il tavolo di confronto è sempre aperto».
Può bastare per convincere un giovane imprenditore ad aprire senza essere strozzato dai costi? Forse no, ma intanto la Giunta regionale, con l’assessore allo Sviluppo economico, Massimo Bitonci, ha approvato un disegno di legge che punta su semplificazione amministrativa e limitazione delle medie strutture (400 metri quadri) per salvaguardare il tessuto economico delle città. Gerardi osserva: «C’è anche un problema legato al turnover. Tante aziende familiari non hanno ricambio generazionale e son costrette a chiudere». E lì non è tanto “colpa” di qualcuno, sono proprio i giovani a scegliere altre strade.
Promossi invece bar e ristoranti, anche grazie all’apporto delle comunità straniere: «Siamo aperti a chiunque, basta seguire le regole», sostiene l’assessora. «C’è un sistema fortemente legato alla località, che cura i dettagli e il rapporto di fiducia con la clientela – riassume Alvise Canniello, direttore di Confesercenti metropolitana Venezia e Rovigo – e che permette di reggere meglio gli effetti della crisi e la concorrenza dei grandi brand». Infine il Distretto del Commercio: fare rete è la chiave per rigenerare il tessuto urbano e rilanciarne la centralità. Per informazioni: www.vivimira.com.
Anna Maselli
