L’esperienza di Casa Nazareth si amplia e lo fa grazie all’avvio di un nuovo capitolo affidato all’inaugurazione di una struttura destinata, proprio come le altre distribuite sul territorio, all’accoglienza pomeridiana di bambini e ragazzi bisognosi di sentirsi apprezzati, ascoltati, e di assaporare un clima familiare a loro spesso sconosciuto.
Casa Speranza, con sede a Marghera in via Durando 3, è stata inaugurata solo pochi giorni fa e già si pone come punto di riferimento prezioso, in piena continuità con la missione della compianta suor Licia Farinelli, la Figlia di San Giuseppe che ebbe l’intuizione di dar vita a un progetto consolidatosi nel tempo, sfociato nel 1995 con la fondazione dell’associazione “Volontari del fanciullo”, anche se la missione della religiosa iniziò a muovere i primi passi nella parrocchia di Santa Maria Bertilla, a Spinea, già qualche anno prima. Quando cioè, con 12 giovani volontari, partì con l’offrire un servizio individuale gratuito per una decina di bimbi che attraversavano una situazione di disagio personale e familiare. L’obiettivo, da sempre, instaurare un rapporto di amore e fiducia con il bambino attraverso un’attività scandita, nell’arco della settimana, da momenti specifici, quali studio, merenda e giochi. E affiancare le famiglie offrendo loro un’opportunità in termini di recupero affettivo ed educativo.
«Gli spazi di Casa Speranza – spiega Gerardo Perinello, presidente dell’associazione – ci sono stati dati in comodato d’uso gratuito dal Comune per nove anni», proprio come nel caso della “gemella” Casa Amicizia, situata sempre a Marghera. «La richiesta ci è arrivata direttamente dall’Amministrazione, conscia della necessità di accogliere altri bambini che risiedono nella zona. Abbiamo a disposizione 60 mq, più altri 200 circa di giardino». Se sommati i bimbi accolti in tutte e cinque le Case Nazareth – vanno citate anche la Sorriso, a Crea, oltre che la Tenerezza e Gioia, entrambe a Chirignago – i numeri complessivi sono significativi: «Con questa nuova apertura contiamo di arrivare ad un’ottantina, di cui tra i 15 e i 18 nella sola Casa Speranza, organizzati a gruppi di 9 al massimo ogni giorno, in base ai vari turni stabiliti». L’accoglienza è del tutto gratuita e abbraccia una fascia d’età che va dai 3 ai 14 anni. Una proposta ancora oggi guidata dagli insegnamenti di suor Licia, il cui sorriso e tenerezza erano in grado di placare anche la vivacità dei ragazzini più ribelli e complessi da gestire. «Ogni Casa ha la sua educatrice, regolarmente assunta, affiancata da alcuni volontari che danno una mano nella gestione delle attività. Il metodo di suor Licia è rimasto lo stesso, apportando qualche piccola modifica in base alle esigenze dei giorni nostri», prosegue Perinello. Allo stato attuale un buon 80% degli iscritti sono bambini figli di genitori stranieri, ma nati in Italia.
«Accogliamo tutti senza distinzione, indipendentemente dal loro credo: frequentano i nostri spazi anche bimbi musulmani (e non solo), di norma segnalati dagli assistenti sociali o dalle realtà scolastiche del territorio. Per ogni ospite che ci viene affidato lavoriamo ad un percorso educativo mirato. C’è chi è iperattivo o chi, al contrario, è chiuso in se stesso ed evita contatti col mondo esterno». Le criticità maggiori sono connesse a condizioni familiari spesso drammatiche, tra casi in cui il padre e la madre non trovano un accordo o situazioni che vedono il minore messo in un angolo, «quando invece avrebbe bisogno di esternare ciò che prova. Il problema più grosso? Comunicare con i loro genitori, che spesso faticano a integrarsi. Càpita addirittura – evidenzia il presidente – che sia il figlio stesso a dover fare da tramite tra noi e loro, traducendo ciò che abbiamo da comunicare a mamma e papà. Per quanto riguarda i bambini, invece, interagiscono fra loro senza ostacoli, a prescindere dal colore della pelle o della religione di ciascuno. Provengono specialmente da Paesi come Bangladesh, Moldavia, Ucraina, Romania, Nigeria, Kenya».
Il più delle volte i risultati, inaspettati, si ottengono davvero con poco: attraverso l’accoglienza, con un sorriso e con l’amore che educatrici e volontari sanno trasmettere ogni giorno. «Abbiamo a che fare anche con bambini che all’inizio non parlano ma che, nel giro di una manciata di mesi, arrivano a interloquire con i propri insegnanti. Quello che conta, per loro, è sentirsi valorizzati per ciò che hanno dentro ed essere accompagnati nell’esternarlo». Otto le persone assunte e tante le spese da sostenere, motivo per il quale Perinello – consapevole di quanto la Provvidenza abbia sempre agito in silenzio, portando frutti – lancia un appello a quanti volessero sostenere un progetto in cui suor Licia ha dedicato anima e cuore. Fino all’ultimo. Benefattori privati da un lato, Comune dall’altro.
Erano presenti al taglio del nastro, tra gli altri, l’assessore comunale alle Politiche sociali, Ermelinda Damiano, la consigliera regionale Laura Besio e il presidente della Municipalità di Marghera, Teodoro Marolo. «Il nostro legame con le Figlie di San Giuseppe rimane saldo. Il contributo della congregazione nell’attività e nell’aspetto spirituale è fondamentale».
Marta Gasparon
