La Nave svuotata entro fine marzo. Il condominio “simbolo“ del quartiere Altobello è da tempo un rompicapo per Ater Venezia ma adesso – assicura il presidente vicario Marco Mestriner – manca davvero poco: dei 102 appartamenti iniziali, 85 sono vuoti e murati per impedire bivacchi e occupazioni abusive e delle 42 famiglie residenti, a fine 2024 ne sono rimaste 17. Dieci hanno regolare contratto d’affitto: 6 hanno già firmato per il nuovo alloggio e sono in fase di trasloco; le altre 4 attendono l’Attestato di prestazione energetica (Ape) della nuova sistemazione. Rimarrebbero 7 inquilini morosi su cui pende lo sfratto e la decisione spetterà alle autorità competenti.

L’incognita rimane il futuro e se ne discute da almeno 4 anni. L’ipotesi abbattimento non è mai del tutto tramontata ma Ater, al momento, percorre la strada della riqualificazione. Con tre ipotesi. La prima, più accreditata, è il Conto Termico 3.0, l’incentivo statale operativo da gennaio 2026 per promuovere l’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, con un plafond di 900 milioni di euro l’anno, di cui 400 destinati alla pubblica amministrazione, fino a un massimo del 65% delle spese ammissibili. Sarebbe però destinato – si legge nell’apposito decreto ministeriale – a “interventi di piccole dimensioni“. I tecnici hanno vagliato questa proposta e dato parere positivo, affidando a un architetto il compito di compilare una diagnosi energetica della Nave: «È un documento imprescindibile per poter accedere al nuovo conto termico e non ci sono particolari scadenze», spiega Mestriner.
I tempi sono invece strettissimi per il Pnrr 7 (l’ultima tranche di finanziamenti è attesa entro il 31 dicembre), la cui richiesta può essere presentata da una ESCo certificata, soggetto specializzato nel migliorare l’efficienza energetica di edifici. Condizione preliminare: l’impianto di riscaldamento centralizzato. Non è il caso della Nave 1 ma, secondo l’ex presidente di Ater Venezia, Fabio Nordio, l’ipotesi non andava scartata. «Il condominio è completamente da rifare, possiamo richiedere il partenariato pubblico-privato», diceva.
Rimane valida, infine, la collaborazione con Iuav: il centro superiore di ricerca “Carlo Scarpa” doveva elaborare uno o più progetti di riqualificazione da sottoporre ad Ater per la nascita di un nuovo progetto in social housing. L’obiettivo sarebbe quello di far coesistere inquilini assegnatari di un alloggio popolare con studenti, ricercatori, operatori sanitari, dipendenti pubblici. «Ci troveremo a breve per discuterne», sussurra il rettore Benno Albrecht, senza aggiungere altro.
Il futuro della Nave, insomma, rimane da scrivere.
