Un appello al nuovo governo regionale per ricordare che l’agricoltura è un settore strategico per il Veneto. Lo fa il presidente di Confagricoltura Venezia, Stefano Tromboni, in apertura dell’annata 2026.
«Il bilancio agricolo 2025 – afferma Tromboni – si presenta con dei tratti contrapposti. Confermati i risultati molti positivi del comparto viticolo trainato dalle uve a bacca bianca (glera in testa), a cui però si contrappongono segnali di crisi quasi strutturale per i grandi seminativi e le commodities come cereali e barbabietole. Assistiamo oramai da troppi anni ad una crisi di duplice natura: sotto il profilo produttivo stiamo pagando lo scotto di scelte passate di carattere esclusivamente ideologico fatte dalla comunità europea sul divieto delle coltivazioni OGM – afferma il presidente -. Si tratta di scelte che hanno portato il comparto ad essere estremamente meno competitivo rispetto alle stesse realtà d’oltre oceano (sud America e USA in primis). Continuiamo pertanto ad importare ingenti quantità di cereali e di soia da areali dove le coltivazioni OGM sono oramai consolidate, mentre nel territorio comunitario non abbiamo la possibilità di coltivarli. E, spesso, assistiamo a fenomeni che definirei assurdi e cioè che i cereali OGM provenienti dall’estero hanno un valore di mercato superiore a quelli non Ogm italiani».
Per quanto riguarda la ricerca e l’innovazione, aggiunge il presidente di Confagricoltura, «la Regione ha competenze molto importanti soprattutto verso gli aspetti fitosanitari (salute delle piante) ed alla salute animale. Monitoraggi, controlli e, in generale, l’attività di prevenzione necessitano di personale e di mezzi adeguati, senza i quali aumenta a dismisura il rischio di diffusione incontrollata di parassiti e di malattie, con conseguenti ingenti danni alla produzione e alle imprese. Questa è una questione strategica, vista la recrudescenza di malattie che potremo definire “nuove” legate alla comparsa di insetti vettori di malattie fungine e di altre fitopatie contro le quali gli agricoltori non hanno strumenti di lotta poiché alcune molecole per il contrasto non sono utilizzabili nel nostro paese».
L’annata 2025 ha visto inoltre aggravarsi la problematica relativa ai cambiamenti climatici.
“I risultati dell’attività agricola del 2025 sono stati inesorabilmente determinati dall’andamento climatico, come ad esempio le forti piogge che, all’inizio della scorsa primavera, hanno coinvolto parte della provincia hanno di fatto condizionato l’esito della stagione produttiva, determinando perdite non solo alle coltivazioni dei seminativi (frumento, mais e barbabietola da zucchero), ma anche alle produzioni frutticole e viticole interessate da fenomeni di marcescenza – evidenzia Tromboni -. Solleviamo dunque il problema della gestione del rischio e degli indennizzi nel caso di eventi avversi che distruggono le produzioni. Attualmente sussiste il problema delle risorse stanziate a livello nazionale ed europeo, oltre che degli strumenti di intervento, del tutto inadeguati per sostenere gli agricoltori colpiti. Anche se le disponibilità finanziarie provengono per lo più dallo Stato e dall’Unione Europea, va ricordato che le Regioni svolgono un ruolo importante e decisivo nella definizione delle risorse e degli strumenti d’intervento”.
