«Se qualcuno è interessato può venire a raccogliersi il radicchio, lo regalo. Costa più raccoglierlo che buttarlo». È il messaggio postato martedì 1° ottobre dall’agricoltore Marco Tonello di Chioggia.
E il risultato è stato che già alle 1 di mercoledì 2 ottobre una cinquantina di persone si erano recate nella sua azienda.
«Stiamo dilapidando l’eredità che ci hanno lasciato i nostri padri», spiega il produttore Alessandro Tiozzo Caenazzo, per Coldiretti Venezia. «Non possiamo lavorare sotto il costo di produzione. Per un kg di radicchio ci viene offerto il pagamento di 15 centesimi quando produrlo ne costa almeno 50 centesimi; poi al supermercato è in vendita a 2,50 euro al chilo. Ora io e mio fratello che gestiamo una campagna di 12 ettari siamo disperati con tonnellate di radicchio che converrà lasciare marcire sui campi».
«Le considerazioni sui prezzi, sulla contingenza economica sono un argomento già affrontato ciclicamente durante le stagioni produttive, come l’attuale in cui ai nostri produttori non viene garantita la dignità lavorativa, con dei pagamenti gravemente al di sotto del costo di produzione», sottolinea il direttore di Coldiretti Venezia Giovanni Pasquali. «In effetti, più volte si è tentato di individuare la causa della svalutazione del radicchio di Chioggia e del mancato riconoscimento del valore ai produttori, si tratta di un argomento molto complesso. È difficile fronteggiare le sfide che la globalità della produzione del prodotto ci mette di fronte, tra le principali cause, una concorrenza sleale del seme ibrido. Esiste il marchio del radicchio IGP di Chioggia ma non viene riconosciuto economicamente dai mercati».
