Una Via Crucis vocazionale, volta a meditare la Croce di Gesù come albero di vita, quella di ieri sera a Chirignao nel giardino dell’Istituto “Don Orione”, completata poi con un’ultima stazione nella chiesa parrocchiale di San Giorgio. Con l’invito del Patriarca a “Riscoprire il sacramento della Riconciliazione” e un’esortazione ai presbiteri nel farsi strumento di questa riscoperta. Un momento vocazionale perché tutto centrato su “scelte di vita” del cristiano, chiamato come Gesù a donarsi: i punti forti delle quattro stazioni, che hanno simbolicamente racchiuso il più ampio percorso tradizionale della Via Crucis, sono state le testimonianze di una coppia di sposi di Chirignago, Giorgio e Matilde Giachi, di un seminarista, Lorenzo Monfardini (al terzo anno di Seminario), una lettere della suore carmelitane scalze del Monastero di San Giuseppe a Venezia e il racconto della vicenda di padre Pierre Al-Rahi, ucciso il 9 marzo scorso in un bombardamento nel Sud del Libano.
Via Crucis dei giovani, il Patriarca: “Riscoprire il sacramento della Riconciliazione”
Un invito forte, dunque, ed esistenziale quello rivolto ai giovani dalla Diocesi nell’ambito dell’iniziativa, vissuta nella serata di ieri, venerdì 20 marzo, in preparazione alla Pasqua. Nei giardini dell’Istituto “Don Orione” di Chirignago, si sono tenuti un momento introduttivo e le prime tre stazioni, accompagnate da testimonianze e preghiere.
Il cammino si è poi concluso nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, con l’omelia finale del Patriarca davanti a qualche centinaio di ragazzi e ragazze del territorio veneziano.
Al centro del messaggio, il significato del dono di sé: “Donarsi – ha spiegato – non è perdere qualcosa, ma scoprire che l’amore cresce quando lo si offre agli altri”. Un concetto che il Patriarca ha legato direttamente alla figura di Cristo, che “accoglie la croce liberamente” e trasforma la sofferenza in fecondità, richiamando l’immagine evangelica del chicco di grano che, morendo, porta frutto.
Nel percorso della Via Crucis, tre parole hanno guidato la meditazione: libertà, cammino, compagnia. Libertà, ha chiarito mons. Moraglia, non è seguire impulsi o mode, ma “riconoscere che siamo preceduti da un amore più grande”. Una libertà che si realizza non semplicemente decidendo o giudicando, ma scegliendo: “Le decisioni, se non diventano scelte, restano vuote”.
Per rendere concreto questo insegnamento, il Patriarca ha indicato ai giovani due figure contemporanee: Sammi Basso e san Carlo Acutis. Del primo ha ricordato la vitalità e la capacità di relazione nonostante la malattia: “Non ho mai conosciuto una persona così viva”. Del secondo ha citato il celebre invito a non vivere “da fotocopie”, ma da originali.
Un passaggio significativo è stato dedicato al tema del cammino personale: la vita, ha detto, è un percorso che si costruisce giorno per giorno attraverso scelte consapevoli, senza lasciarsi condizionare dal “politicamente corretto” o dal giudizio degli altri. “Non fate scelte affrettate o solo perché le fanno tutti”, ha ammonito.
Nel cuore dell’omelia anche il valore della prova e della fragilità. Gesù stesso, ha ricordato Moraglia, ha conosciuto il turbamento e il dolore, di fronte alla morte dell’amico Lazzaro e al tradimento di Giuda. Una sofferenza che non è solo fisica, ma anche morale e relazionale: “Si può morire in molti modi”.
Da qui l’invito a leggere anche le difficoltà come occasioni di crescita: “Quanto impariamo dagli insuccessi, e quanto poco dai successi”. Morire alle proprie paure, abitudini e errori diventa così condizione per rinascere e guardare al futuro con speranza.
Non è mancato un appello concreto alla vita spirituale: il Patriarca ha esortato i giovani a riscoprire la preghiera e il sacramento della riconciliazione, chiedendo anche ai sacerdoti di “insegnare a pregare” e offrire la gioia del perdono.
Infine, un’esortazione forte e quasi provocatoria: trovare un motivo per cui valga la pena spendere la propria vita fino in fondo. “Chi non ha un motivo valido per dare tutto – ha concluso – non ha neanche un motivo valido per vivere, ma galleggia”.
Share This
