Andrea Grando e Gino Mancin stanno per diventare diaconi permanenti: l’ordinazione avverrà nella celebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca Francesco nella basilica cattedrale di San Marco, sabato prossimo 27 giugno, alle ore 10. Qui di seguito la testimonianza di Grando.
Anche per Andrea Grando, 58 anni, originario di Mestre, inserito nella parrocchia di Santa Lucia di Tarù, il lungo cammino di preparazione e formazione al diaconato permanente giungerà a compimento, con il conferimento dell’Ordine sacro del diaconato. «Ho seguito il percorso di studi previsto dalla Conferenza Episcopale Triveneto per la formazione di laici al ministero ordinato del diaconato permanente – dichiara Andrea –. Ho terminato gli studi a settembre dello scorso anno, dopo cinque anni e mezzo, con la frequenza di 30 corsi ed esami, tenuti da professori degli Istituti di Teologia del Triveneto e svolti sia in provincia di Verona che di Venezia».
Il diaconato che sabato prossimo verrà conferito ad Andrea Grando e a Gino Mancin fa parte delle novità del Concilio Vaticano II, che lo ha ripristinato nella sua forma permanente, per cui si resta diaconi per tutta la vita e non è più solo un ministero di passaggio all’ordinazione presbiterale. Altra novità del Concilio è che può essere conferito anche a uomini sposati. In questo caso si può dire proprio che il sacramento dell’Ordine sacro si sposa con il preesistente sacramento del matrimonio.
La moglie Sara, con cui Andrea è sposato da 33 anni, non si occupa solo della casa e della famiglia, ma insegna anche Italiano alle persone straniere al Cpia (Centro provinciale istruzione adulti) di Venezia; è impegnata come guida negli esercizi ignaziani e segue alcuni gruppi di adulti proprio all’interno della spiritualità ignaziana. «Il cammino verso il diaconato di Andrea è diventato piano piano parte piena della nostra vita di coppia: ha orientato e fortificato il matrimonio – testimonia la stessa Sara –. Abbiamo fatto esperienza dello Spirito che fa nuove tutte le cose. Ciò che a volte può apparire incomprensibile, strano o diverso si rivela gioia, stupore e apertura e porta a battere sentieri inesplorati. Nuove strade che entrano nella nostra storia, fatta anche di fatiche e cadute, per rendere testimonianza del fatto che siamo amati sempre, incondizionatamente».
Andrea e Sara hanno due figlie: Gaia, di 27 anni, vive a Trieste, dove lavora presso l’Università, come ricercatrice in nanotecnologie, mentre Annachiara, di 25 anni, è specializzanda in Pediatria all’Università di Padova. «Mi hanno sostenuto con amore in questo lungo periodo di studio e discernimento – riconosce Andrea – incoraggiandomi nei vari momenti di difficoltà, sempre positivamente critiche nelle interessanti discussioni offerte dallo studio delle varie materie».
Si diventa diaconi non per una scelta o un progetto personale, ma per rispondere al progetto di un Altro che si scopre nella propria vita, come ci racconta Andrea: «La chiamata è nata diversi anni fa. Se guardo alla mia vita, non posso dire di aver scelto il diaconato come si sceglie un lavoro o un traguardo personale. Piuttosto, sento che nel tempo il Signore ha seminato dentro di me un’inquietudine buona. Una chiamata silenziosa… che lentamente ha preso forma attraverso incontri, volti, momenti di servizio. E anche attraverso tante fatiche. La chiamata al diaconato permanente mai riguarda una sola persona: sempre coinvolge la famiglia, una comunità. La vita di un singolo diventa, nella sua unicità, una vita condivisa».
Ma è anche nell’operare che si scopre la propria vocazione, come conferma Andrea: «La parrocchia di Santa Lucia, dove risiedo, insieme alla comunità di Trivignano, entrambe sotto la guida di don Claudio Gueraldi, sono state l’ambito dove ho potuto crescere nel servizio all’altare come accolito, nella programmazione pastorale delle comunità come consigliere nel Consiglio pastorale, nella formazione continua delle famiglie per la crescita della spiritualità della coppia, nella preparazione al battesimo e nei vari momenti di preghiera. Oltre a questo, ho aiutato nella realizzazione del Centro d’ascolto della Caritas, voluto dalla Collaborazione pastorale della Castellana, come segno giubilare di speranza per l’Anno Santo. Ora ne seguo il cammino come referente».
Dopo un passato ventennale come imprenditore agricolo nella sua azienda e dopo aver svolto servizio come operatore comunale presso i Servizi sociali del Comune di Mogliano Veneto, adesso Andrea ha la possibilità di dedicare più tempo alla parrocchia e al mandato che gli verrà dato dopo l’ordinazione, di cui sa solo di avere «la consapevolezza di vivere il sacramento dell’Ordine nella figura di Cristo Servo e al servizio del Patriarca, nella speranza di riuscire ad esprimere la mia vocazione in quegli ambiti della carità, che mi portano a contatto con i più piccoli, come risposta al Signore, che sempre ha messo davanti a sé gli ultimi, i più bisognosi, tutti coloro che nella società non sono neppure considerati. Credo che Lui mi chiami a testimoniare e vivere il Vangelo proprio a partire da loro».
Gino Cintolo
