Tutti conosciamo il Marco Polo viaggiatore, l’uomo de “Il Milione” che ha svelato l’Oriente all’Europa. Ma cosa accadde davvero dopo il suo ritorno a Venezia nel 1295?
Una nuova ricerca di Luca Molà, docente alla Warwick University, riscrive il capitolo finale della vita dell’esploratore grazie a documenti inediti. “Nel segno di Marco Polo” (Laterza 2026), verrà presentato venerdì 13 marzo alle ore 15.30 presso il Museo d’Arte Orientale (Santa Croce 2076 – Venezia). Al suo ritorno, Marco Polo si trasforma in un protagonista del commercio internazionale. Dopo aver costruito un imponente palazzo nella contrada di San Giovanni Grisostomo, intuisce che il futuro non è solo importare merci, ma produrle.
Il suo obiettivo principale? La seta, il bene più prezioso dell’epoca specialmente nel color cremisi che era una tonalità ricercatissima la cui tecnica di produzione rimaneva un segreto. Per trasformare Venezia in un centro produttivo, Polo e la sua famiglia attuano la strategia di attirare in laguna una folta comunità di esperti artigiani e imprenditori da Lucca, allora leader europea del settore.
Per spezzare il monopolio orientale, la comunità di emigrati lucchesi a Venezia arrivò a finanziare una missione quasi spionistica che prevedeva di mandare un giovane tecnico fino in Persia per scoprire la formula del pigmento. Il successo di quella missione fu la chiave di volta e la rapida diffusione della scoperta permise alle manifatture italiane di dominare i mercati globali nel Quattrocento, superando la concorrenza asiatica.
