La stagione del riscaldamento, per alcuni edifici, partirà più tardi. In Veneto l’accensione degli impianti alimentati a combustibili fossili e biomassa viene posticipata al 1° novembre 2026, nell’ambito delle nuove misure per contenere l’inquinamento atmosferico. La chiusura è fissata al 12 aprile 2027. La misura riguarda gli edifici pubblici e quelli destinati a commercio e servizi nei Comuni in fascia climatica E.
Riscaldamento rinviato dunque al 1° novembre per gli edifici pubblici e per quelli destinati a commercio e servizi nei Comuni veneti in fascia climatica E. È una delle misure compensative introdotte dalla Regione per la stagione 2026-2027 nell’ambito del piano per il miglioramento della qualità dell’aria. Gli impianti potranno restare in funzione fino al 12 aprile, con una riduzione complessiva del periodo di esercizio rispetto agli anni precedenti. La misura riguarda gli impianti alimentati a combustibili fossili e a biomassa.
La novità è stata illustrata oggi al Tavolo Tecnico Zonale sulla qualità dell’aria, coordinato dalla Città metropolitana di Venezia, al quale hanno partecipato i Comuni dell’Agglomerato, ARPAV e Ulss 3 Serenissima. L’incontro è servito a fare il punto sulle limitazioni alla circolazione e sulle emissioni degli impianti termici che entreranno in vigore dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027.
Il provvedimento nasce dalla DGR 1024 del 18 settembre 2026, con la quale la Regione ha approvato un pacchetto di misure compensative legate soprattutto al rinvio del blocco strutturale dei veicoli diesel Euro 5 in condizioni di livello verde. Il divieto, inizialmente previsto dal 1° ottobre 2026, è stato rinviato al 1° ottobre 2027.
Per compensare il mancato effetto sulla qualità dell’aria del blocco degli Euro 5, la Regione ha quindi previsto una serie di interventi. Tra questi c’è l’estensione di un’ora, per i veicoli soggetti alle limitazioni, della fascia giornaliera di divieto: si passa dalle 8.30 alle 19.30, invece che fino alle 18.30. Restano le limitazioni già previste in caso di allerta arancione e rossa.
Sul fronte del riscaldamento, invece, la riduzione del periodo di esercizio riguarda, come detto, gli edifici pubblici e quelli destinati a commercio e servizi dei Comuni in fascia climatica E. Non si tratta quindi di un rinvio generalizzato dell’accensione di tutti gli impianti domestici: la misura regionale indica specificamente le categorie di edifici e gli impianti alimentati a combustibili fossili e biomassa interessati dal provvedimento.
Un’altra stretta riguarda le stufe e gli impianti a biomassa. Nei Comuni con più di 100 mila abitanti, tra cui Venezia, nei giorni in cui viene dichiarata l’allerta arancione o rossa per il PM10 sarà esteso il divieto di utilizzo anche agli impianti a biomassa classificati 5 stelle.
Le misure si inseriscono nel sistema dei tre livelli di allerta per la qualità dell’aria: verde, arancione e rosso. Questi ultimi due livelli comportano ulteriori restrizioni e possono interessare anche altri settori. In caso di prolungamento dell’allerta rossa sono previste limitazioni aggiuntive per alcune macchine operatrici agricole e industriali.
Le regole per i Comuni
Le disposizioni sono obbligatorie per i Comuni dell’Agglomerato di Venezia: Venezia, Marcon, Martellago, Mira, Quarto d’Altino, Scorzè e Spinea, oltre a San Donà di Piave e Chioggia, individuati tra i Comuni sopra i 30 mila abitanti. Per i Comuni sotto le soglie previste dalla normativa regionale l’applicazione delle misure può invece essere facoltativa.
Confermata anche la consueta pausa natalizia delle limitazioni, dal 19 dicembre al 6 gennaio. Le amministrazioni comunali dovranno inoltre aggiornare la segnaletica stradale entro il 1° ottobre.
Nel calendario della stagione 2026-2027 tornano anche le Domeniche ecologiche: saranno sette, distribuite tra ottobre e aprile, con blocchi totali o parziali della circolazione dei veicoli a motore nelle aree urbane individuate dai Comuni.
Stop anche alle combustioni all’aperto
Il pacchetto di misure interessa anche le combustioni all’aperto nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2026 e il 30 aprile 2027. Le restrizioni possono riguardare falò rituali, barbecue e fuochi d’artificio in relazione ai livelli di allerta per il PM10 e alle specifiche ordinanze comunali.
In caso di attivazione dei livelli di allerta sono previste limitazioni alle combustioni all’aperto, secondo quanto stabilito dalle disposizioni applicabili e dalle ordinanze locali. I falò tradizionali e gli eventi autorizzati restano comunque soggetti a precise condizioni e limiti.
Rimane inoltre sempre valido il divieto di accendere fuochi o bruciare sterpi e residui di giardinaggio quando ciò possa provocare danni, molestie al vicinato o dispersione di fumo sulle aree pubbliche.
Il nuovo pacchetto regionale è stato predisposto come misura compensativa rispetto al rinvio del blocco degli Euro 5 diesel ed è accompagnato dalla valutazione tecnica di ARPAV, che ne ha attestato l’idoneità rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni.
