Ho appena rinnovato l’Isee: la mia situazione, dal punto di vista reddituale e patrimoniale, non è variata, ma mi ritrovo con un valore più alto rispetto all’anno scorso. Da cosa dipende?
Una spiegazione al quesito del nostro lettore può essere legata all’assegno unico per i figli a carico. Questa misura di sostegno alle famiglie è entrata in vigore a marzo 2022, ovvero l’anno a cui fanno riferimento gli Isee elaborati quest’anno. Stando alla normativa attuale, l’importo dell’assegno unico non è soggetto a tassazione. Di conseguenza le famiglie non pagano l’Irpef o altri tipi di tasse su questo contributo. Anche al momento della dichiarazione dei redditi riferita all’anno precedente non è necessario indicare le somme percepite.

Ma, e qui sta l’inghippo, quanto percepito come assegno unico deve essere considerato per l’elaborazione dell’Isee. Trattandosi, su base annuale, di centinaia se non migliaia di euro a famiglia, è facile capire come questo possa fare la differenza sul valore finale dell’attestazione. Si innesca così un circolo vizioso: gli importi dell’assegno unico 2024 saranno infatti calcolati sulla base dell’Isee di quest’anno. E un’Isee “gonfiato” dagli importi percepiti nel 2022 porterà a percepire un contributo minore per i figli a carico. Oltre al rischio di superare le soglie per l’ottenimento di altri contributi, come i bonus sociali sulle bollette.
Si tratta di una situazione sicuramente peggiorativa rispetto al passato: le detrazioni per i figli a carico e gli assegni familiari, assorbiti dal 2022 dall’assegno unico, non erano calcolati nell’Isee. Il governo ha preannunciato provvedimenti correttivi, ma come nel caso dei titoli di stato esclusi fino ad un certo importo dal calcolo Isee, senza disposizioni ufficiali al momento non ci sono scappatoie.
Cristian Rosteghin, Caf Acli Venezia
Per informazioni sulle pratiche Isee è possibile consultare il sito www.aclivenezia.it o chiamare lo 041.53.14.696 (int. 1).
Testo redazionale a cura di Caf Acli Venezia
