Il mese di aprile si è appena concluso segnando un record preoccupante per il clima regionale: è stato il mese uno dei mesi più caldi degli ultimi trent’anni. Secondo l’ultimo rapporto Arpav sulla risorsa idrica, aggiornato al 30 aprile, questo eccezionale aumento delle temperature ha configurato uno scenario quasi desertico che sta mettendo a dura prova l’ecosistema, nonostante le precipitazioni registrate nelle ultime ore.
Il forte calore, che posiziona lo scorso aprile come il terzo più caldo dal 1991, ha provocato una fusione prematura del manto nevoso in quota. Questo fenomeno spiega perché gli invasi del Piave risultino attualmente pieni all’84%: non si tratta dell’effetto delle piogge, ma dello scioglimento anticipato delle riserve che solitamente alimentano i fiumi durante l’estate. Nel bacino del Piave restano oggi appena 40 milioni di metri cubi di neve, un dato estremamente lontano dalle medie stagionali. Aprile si è chiuso con una media di soli 32 millimetri di pioggia su tutto il territorio regionale, contro una norma di 94 millimetri. Questo calo del 66% lo rende il quarto mese più secco degli ultimi 35 anni, con situazioni critiche riscontrate soprattutto nel Polesine e nel Veronese, dove le precipitazioni sono state quasi nulle.
La carenza di acqua si riflette direttamente sulla salute delle falde acquifere e sulla portata dei corsi d’acqua. Nell’alta pianura, lo stato delle falde è classificato come siccità da “severa” a “estrema”. Anche i fiumi mostrano numeri in netto calo rispetto alle medie storiche: il Bacchiglione registra un -57%, l’Adige un -47% e il Brenta un -38%. In centri come Cittadella e Castelfranco Veneto, i livelli idrici restano sensibilmente sotto la norma. Le piogge di questi giorni offrono un sollievo temporaneo allo strato superficiale del terreno e al comparto agricolo, ma non sono sufficienti a risolvere il deficit accumulato durante l’anno idrologico.
Per riequilibrare il sistema e riportare i livelli alla normalità, sarebbe necessario un mese di maggio con precipitazioni pari a circa 297 millimetri, ovvero il triplo rispetto a quanto cade solitamente in questo periodo. In assenza di piogge così abbondanti, la gestione della risorsa idrica rimane una priorità critica in vista della prossima stagione estiva.
