Arrivano i dispositivi salvavita per gli operatori in prima linea: 130 braccialetti hi-tech collegati direttamente con la control room per lanciare l’allarme immediato in caso di pericolo. È la risposta più urgente e concreta messa in campo dall’Ulss 3 Serenissima, che serra le fila per arginare l’escalation di aggressioni negli ospedali e sul territorio.
La stretta sulla sicurezza non si ferma alla tecnologia. L’azienda sanitaria cala infatti un poker di contromisure che spazia dalla videosorveglianza potenziata — con oltre cento nuove telecamere collegate a una centrale operativa di vigilanza armata estesa anche alle Case della Comunità — alla consolidata sinergia con le Forze dell’ordine, forte di un protocollo d’intervento d’avanguardia che ha già portato a recenti arresti preventivi intorno ai presidi.
A coordinare la strategia è una task force multidisciplinare, i cui dati fotografano un fenomeno in costante mutamento: tra il 2024 e il 2025 le segnalazioni complessive sono salite da 392 a 409, trainate soprattutto dalla crescita delle aggressioni verbali (dal 64% al 69%), mentre le categorie più colpite restano gli infermieri (passati da 265 a 298 episodi) e le donne (227 nel 2025). Per loro, oltre alla mappatura delle zone a rischio e alle procedure di preallerta con il Suem e la Salute mentale, è attivo un piano di supporto psicologico dedicato.
Ma si punta forte anche sulla prevenzione e sulla gestione delle crisi: negli ultimi tre anni sono stati ben 5.800 gli operatori formati, e l’Ulss 3 si conferma pioniera per aver esteso i corsi di autocontrollo e gestione emotiva persino al personale “di sportello” e non sanitario (Cup, Urp, 116117 e addetti alla sicurezza). Il tutto accompagnato da una campagna di sensibilizzazione che arriverà direttamente nelle scuole e nelle piazze.
