Non gli sono stati d’intralcio l’ufficialità della candidatura arrivata solo i primi di marzo e i sondaggi, tanto quelli sull’amministrazione uscente quanto quelli sullo scontro diretto con Martella: Simone Venturini ha vinto le Comunali già al primo turno con un risultato netto, staccando di più del 10% il principale avversario.
Marghera, Favaro e le isole sono le zone in cui l’onda gialla ha prevalso maggiormente, arrivando a quota 79% in alcune sezioni; a Mestre la partita è stata un po’ più contesa, con una vittoria relativamente più contenuta – ma pur sempre superiore al 10% -, mentre è solo Venezia isola ad aver votato diversamente. Delle 6 Municipalità, di fatto, solo in quella di Venezia-Murano-Burano Andrea Martella ha fatto meglio, pur non arrivando alla maggioranza assoluta ma fermandosi al 48,38%. Per le altre, il supporto a Venturini si è aggirato tra il 51,73% della Municipalità di Lido-Pellestrina ed il 61,97% di quella di Favaro Veneto, con uno scarto, rispettivamente, di 14,5% e 31,5% con il Senatore Dem.
Quella di Venturini è una vittoria personale. I tentativi di farne terreno di contesa nazionale – dalle sfilate dei leader nazionali alle chiamate di Palazzo Chigi – sono stati smontati dalla risposta chiara delle urne: così come la precedente lista fucsia di Brugnaro, quella dell’ex assessore ha ottenuto da sola più del 30%, scavando un vuoto tra sé e gli alleati, che si fermano al 12,89% (FdI), 4, 72% (Lega) e 2,49 (FI).
Per quanto riguarda le preferenze, mentre sia PD, con Giulia Albanese, Nicola Pellicani e Paolo Ticozzi, sia Fratelli d’Italia, con l’assessora uscente Francesca Zaccariotto, riescono ad incassare più di mille preferenze, nella lista di Venturini la più votata è Ermelinda Damiano, Presidente uscente del Consiglio Comunale, che si ferma a 958. In percentuale, Zaccariotto è stata scelta dal 7,88% dei votanti FdI, Albanese dal 5,5% dei votanti PD e Damiano dal 2,98%. A convincere, si può concludere, è stata quindi soprattutto la figura stessa di Venturini, riconosciuta come valida e meritoria di conferma, nel segno della continuità con l’amministrazione Brugnaro, benché, come si accennava in apertura, il giudizio finale pareva generalmente non positivo. Evidentemente, la proposta del campo largo, nonostante il vantaggio temporale (la candidatura di Martella era stata ufficializzata già a gennaio) e quello di essere stati all’opposizione, non è risultata sufficientemente invogliante.
Notevole poi che tra i primi 10 della lista figuri, tra i volti noti e con incarichi di rilievo nelle precedenti amministrazione, il nome di Andrea Baretta, giovane capolista, che si è aggiudicato 507 preferenze, arrivando al 10% nella sezione 174.
Relativamente significativo, inoltre, il risultato di Michele Boldrin che, arrivato negli ultimi mesi, ha convinto il 3,43% (il 4,12% nella Municipalità di Mestre-Carpenedo) proponendosi come «vera forza alternativa».
Rimane, tuttavia, un problema, su cui pressoché tutte le forze politiche hanno taciuto o che, quantomeno, non risulta in cima alla lista delle priorità: rispetto alla tornata precedente, quando a votare erano andati 128.025 aventi diritto (il 62,14%), domenica e lunedì si è recato alle urne solo il 55,90%, che in numeri equivale ad una perdita netta di votanti di 15 mila unità. Certo, è da rilevare che, da un lato, se nel 2020 gli aventi diritto erano 205.720, oggi sono 201.713, e che, dall’altro, l’astensionismo ha diverse facce, non solo quella dell’insoddisfazione – che pure ne rimane il principale motore – e non è una piaga solo veneziana. Ma non per questo la questione non dev’essere affrontata a livello locale. Da tutte le parti si è fatto ricorso – lecito! – al leitmotiv dell’ascolto delle persone: ma chi le ha ascoltate quelle quasi 90mila persone che alle urne non sono andate?
Carlo Millino
