L’esposizione propone un percorso attraverso quasi sedici secoli di storia, dal 330 al 1922, mettendo a confronto i periodi bizantino e ottomano. Si tratta della prima mostra organizzata nel Regno Unito ad affrontare insieme queste due fasi della storia di Costantinopoli, l’attuale Istanbul. Il curatore principale è Tim Stanley, responsabile della sezione Medio Oriente del museo londinese.
Tra i nuclei più significativi dell’esposizione figura quello dedicato all’arte di corte bizantina e alle botteghe imperiali. Accanto ai due manufatti veneziani saranno presentate opere provenienti da alcune delle maggiori istituzioni museali internazionali, tra cui il Louvre di Parigi, il Bode-Museum di Berlino, il British Museum di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York, oltre a materiali della Biblioteca Apostolica Vaticana.

La Grotta della Vergine è un’opera composita, frutto dell’incontro di manufatti realizzati in epoche diverse tra il IV e il XIII secolo. Comprende un’edicola in cristallo di rocca intagliato, databile al IV-V secolo, una corona pensile in argento dorato, smalti policromi e granate, del IX-X secolo, e una statuetta della Madonna orante in argento dorato, risalente al XIII secolo. Le tre parti potrebbero essere state assemblate già nel XIV secolo: un inventario del Tesoro del 1325 lascia ipotizzare questa possibilità. La composizione è comunque documentata con certezza in un inventario del 1571, che la descrive nel suo insieme.
Il secondo oggetto (nella foto di apertura) è un bruciaprofumo portatile di area bizantina, proveniente dall’Italia meridionale e databile alla fine del XII secolo. Ha la forma di un edificio a pianta quadrata, con quattro absidi, altrettante torricelle e cinque cupole sormontate da elementi piramidali. Su una delle absidi si trovano due sportelli decorati con le figure dell’Intelligenza e del Coraggio. All’interno, un piccolo rialzo circolare era destinato ad accogliere il Reliquiario del Preziosissimo Sangue, come attesta l’inventario del Tesoro del 1283.
L’opera è realizzata in argento, parzialmente dorato, con lavorazioni a sbalzo, a traforo e a niello. Due manufatti che documentano la ricchezza e la varietà delle testimonianze artistiche conservate nel Tesoro marciano e che, per alcuni mesi, saranno messi a confronto con opere provenienti da importanti collezioni internazionali.
