Otto nuclei familiari monogenitoriali potranno trovare accoglienza nella nuova Casa Taliercio, aperta a Marghera in via Padre Egidio Gelain 5. La struttura, inaugurata giovedì 22 ottobre, amplia l’attività di Casa Famiglia San Pio X, realtà della Diocesi di Venezia che da oltre un secolo sostiene mamme e bambini in condizioni di vulnerabilità. Nei nuovi spazi trova posto anche un servizio dedicato all’accompagnamento delle famiglie del territorio.
Casa Taliercio raccoglie e sviluppa l’esperienza della Casa Famiglia attiva a Mestre dal 2021, mettendo a disposizione ambienti più ampi e funzionali. L’inaugurazione si è svolta alla presenza del patriarca Francesco Moraglia e di rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, tra cui l’onorevole Martina Semenzato e gli assessori comunali Ermelinda Damiano e Mika Canton.
Con la nuova sede, Casa Famiglia San Pio X amplia la rete delle strutture dedicate all’accoglienza di mamme e bambini. Alle otto camere di Casa Taliercio si aggiungono le otto unità della sede storica alla Giudecca, i due alloggi del «Nido di Elena» e i tre appartamenti degli «Appartamentini Pio X», destinati ai percorsi verso l’autonomia. La disponibilità complessiva raggiunge così 21 nuclei abitativi.
Casa Taliercio ospita anche il Centro integrato per l’infanzia e la famiglia «Oltre le Nuvole», inaugurato lo scorso marzo. Il servizio propone interventi di sostegno alla genitorialità, promozione dello sviluppo dei bambini e supporto al benessere familiare, rivolgendosi non soltanto alle persone accolte nella struttura, ma anche alla comunità cittadina.
L’apertura è stata resa possibile dal comodato d’uso concesso dai Frati Minori di Sant’Antonio alla Diocesi di Venezia, che ha affidato gli spazi a Casa Famiglia San Pio X. «Abbiamo accolto l’invito del Patriarca a rafforzare ulteriormente la nostra presenza sul territorio», ha spiegato Roberto Scarpa, presidente della realtà di accoglienza.
Scarpa ha sottolineato che molte difficoltà delle mamme e dei bambini accolti sono legate a fragilità sociali, economiche e culturali sulle quali è possibile intervenire. «Prendersi cura di chi vive situazioni di sofferenza è prima di tutto una responsabilità umana e civile che riguarda l’intera comunità», ha affermato.
