Venezia è il Comune con più annunci sulla piattaforma AirBnB in Veneto e stacca di gran lunga le altre città della regione. Sono infatti ben 9042 quelli censiti dallo studio di Federalberghi “Turismo e shadow economy”, mentre la seconda città veneta con il numero maggiore di annunci è Verona che ne ha 3840.
Da questi numeri Federalberghi lancia l’appello alla politica: «Una governance responsabile delle destinazioni capace di regolamentare la proliferazione degli affitti brevi non è più derogabile».
La crescita esponenziale di questa forma di ricettività è infatti lampante: secondo lo studio “Turismo e shadow economy”, redatto da Federalberghi per monitorare il mercato degli affitti brevi analizzando le offerte sulla piattaforma AirBnb, nel territorio regionale il numero di alloggi turistici privati lì disponibili ad agosto 2026 era di 39.823 (2,16 annunci per km2). Si tratta del settimo dato più elevato tra le regioni italiane, in crescita del 12,5% su agosto 2025 e superiore all’incremento medio nazionale dell’ultimo anno di oltre 5 punti percentuali.
“Questi numeri” commenta il presidente di Federalberghi Veneto Massimiliano Schiavon “confermano anche in Veneto quello che è il sentore emerso nel dibattito pubblico, anche a livello europeo, ultimamente: gli affitti brevi stanno crescendo a ritmo sostenuto e le destinazioni, con le loro comunità, soffrono. Per questo, l’istituzione di una governance forte delle nostre località turistiche deve essere una priorità assoluta della Regione”.
“Quella degli affitti brevi” continua Schiavon “è un’offerta che risponde a una domanda sul mercato, perciò ha tutto il diritto di esistere e di espandersi. Tuttavia, viste le dimensioni che sta acquisendo e non essendo inserita in una programmazione complessiva della destinazione, risulta già problematica”.
“Governarla non significa limitare il turismo, tantomeno il diritto alla proprietà privata. Significa esattamente il contrario: proteggere il turismo, il suo valore economico e la qualità delle nostre destinazioni nel lungo periodo. Per questo credo sia arrivato il momento di valutare con grande serietà anche una misura di salvaguardia: congelare, nelle destinazioni maggiormente sotto pressione, l’ulteriore crescita incontrollata degli affitti brevi, consentendo alle amministrazioni di programmare lo sviluppo sulla base della reale capacità di carico del territorio.”.
La stessa fotografia nazionale sugli annunci AirBnb mostra come questo mercato si sia progressivamente allontanato dall’intento originario della piattaforma, quello di stimolare una forma occasionale di economia della condivisione: il 67,5% degli annunci è pubblicato da soggetti che amministrano più alloggi, l’81,8% riguarda interi appartamenti nei quali non abita nessuno e il 57,6% si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi all’anno.
“Quando, in alcune destinazioni, i posti letto messi a disposizione attraverso gli affitti brevi raggiungono o superano quelli del sistema ricettivo tradizionale, le conseguenze interessano l’intera comunità: diminuisce la disponibilità di abitazioni, aumentano le pressioni sui prezzi immobiliari e sugli affitti, cresce la capacità ricettiva complessiva senza una corrispondente programmazione delle infrastrutture, aumentano i fenomeni di sovraffollamento e si accentuano le difficoltà delle reti viarie, dei trasporti pubblici e dei servizi” analizza Schiavon.
“Lo stesso non fa la ricettività alberghiera, che, in quanto sistema mappato e programmabile, è un’autentica generatrice di valore. Produce occupazione stabile e professionalità, è sottoposta a standard e controlli e può essere ulteriormente accompagnata verso processi certificati di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, sostenendo l’imprenditoria locale e contribuendo alla vita delle comunità nelle quali opera”.
Per Federalberghi Veneto il tema degli affitti brevi deve quindi diventare l’occasione per affrontare una questione più ampia: quale modello di sviluppo turistico il Veneto intende perseguire nei prossimi anni.
“Più turisti e più posti letto” prosegue Schiavon “non significano automaticamente più ricchezza. Se l’offerta cresce più rapidamente della capacità di una località di sostenerla, rischiamo di produrre l’effetto contrario. Ecco perché la politica, insieme alle categorie del turismo, deve costituire una regia delle destinazioni, che, attraverso strumenti nazionali, regionali e comunali coordinati tra loro, sia capace di riconoscere le profonde differenze esistenti tra i territori e valorizzarli in maniera specifica: Venezia non è Verona e il litorale non è la montagna. Ogni destinazione ha caratteristiche, infrastrutture, disponibilità abitative e capacità di assorbire i flussi differenti”.
Legato agli affitti brevi, c’è poi il tema dell’equità del mercato. La ricerca nazionale di Federalberghi segnala che soltanto il 55,6% degli annunci dichiara la presenza di un estintore, il 39,9% quella di un kit di primo soccorso e il 33,1% quella di un rilevatore di fumo. Ad agosto risultavano inoltre 84.324 annunci privi del Codice Identificativo Nazionale, pari al 14,7% del totale rilevato. “Gli alberghi” chiude Schiavon “sono sottoposti a un sistema più strutturato di controlli, obblighi, e standard di sicurezza. È giunto il momento che il quadro regolatorio diventi uguale per tutte le forme di ricettività. Solo così possiamo creare un mercato più equo e credibile”.
