Ha festeggiato gli 80 anni tra gli ospiti dell’ospedale San Camillo degli Alberoni al Lido che frequentano il giardino terapeutico. Franca Casarin due volte la settimana parte da Mestre – anzi dalla Gazzera – per raggiungere gli Alberoni dove svolge il suo servizio volontario. Qui, al San Camillo, nel cuore dell’ospedale istituto di ricovero e cura a carattere scientifico gestito dalle Suore Mantellate di Pistoia, Serve di Maria, sorge infatti una piccola “oasi” di ripresa, resilienza e rigenerazione, fisica e mentale. Un luogo ripartito anche grazie a Franca, insegnante in pensione, che martedì 25 agosto ha compiuto 80 anni.
Eda nove Franca Casarin si sobbarca due volte la settimana il viaggio che la porta fino agli Alberoni. Con qualsiasi meteo anche caldo torrido, come in questa estate, oppure vento e pioggia d’inverno. Franca deve arrivare al Lido perché i “suoi” pazienti la attendono con gioia. Per loro è un punto di riferimento. E, insieme a loro, si prende cura delle piante, le coltiva, le custodisce. Spiega, se richiesto, con particolare dovizia caratteristiche, utilità, colori, forme. Anche questo per un paziente può voler dire tornare alla vita quotidiana.
Una vita nella scuola, Franca ha fatto della discrezione e dell’aiutare senza cercare clamore uno suo stile di vita. Così quasi si stupisce quando le chiediamo qualche informazione in più della sua avventura, iniziata quasi per caso. «Sono andata in pensione dalla scuola – racconta a GV – ma sentivo ancora di poter dare qualcosa agli altri e alla mia comunità. Oggi penso che finché il Signore mi sostiene e mi dà energia andrò avanti. Ho avuto molto dalla vita e dalla scuola e pensavo di poter “restituire” qualcosa in pensione. Ed eccomi qui». Prima ha seguito un progetto di volontariato al carcere femminile della Giudecca per due anni. «Quando il progetto si è concluso – prosegue Franca Casarin – desideravo continuare nell’impegno. Non conoscevo la realtà del San Camillo anche perché lontana dalla mia realtà di terraferma. L’ho incontrata andando a trovare una mia amica colpita da emorragia, curata qui, e ho potuto toccare con mano questa realtà. Ho visto il giardino, nel cuore dell’ospedale, e mi ha colpito: la mia famiglia è contadina, io ho una cultura agreste. Mi piacciono le piante e la natura, la vita all’aria aperta. E ho pensato che avrei potuto rendermi utile qui». Ha attraversato anche il momento del passaggio dalla guida dei religiosi camilliani alla gestione Villa Salus. Un momento non facile da affrontare per la vita dell’istituto. «La parte del giardino terapeutico – continua la volontaria – aveva bisogno di essere implementata, anche perché chi era stata la responsabile è passata ad altri incarichi. Ecco che ho trovato spazio, possibilità di inserirmi. Nel servizio è molto più quello che si riceve, rispetto a quanto io riesco a dare. La cosa più bella è raccogliere e sentire le storie delle persone che passano di qui, dei pazienti e del personale. Pezzi di vita che ti entrano dentro e ti rendono una persona migliore. Uno di questi pazienti, che arrivava dall’estero, per me è diventato un po’ un figlio quasi adottivo. Ma tutti qui al San Camillo sono nel mio cuore».
Lorenzo Mayer
