Gabriele Targhetta è, sotto ogni punto di vista, un ragazzo “d’oro”. Un giovanissimo atleta che agli ultimi Europei di ginnastica artistica di Zagabria ha conquistato la prima – storica – medaglia d’oro per l’Italia nella disciplina del cavallo con maniglie. L’atleta della Spes Mestre, insieme al suo allenatore Gianmatteo Centazzo, hanno raccontato a GV, cosa c’è oltre la medaglia conquistata: dai primi passi in palestra, alle numerose amicizie fino ai segreti per diventare campioni…
La passione per la ginnastica artistica di Gabriele, 20 compiuti lo scorso 17 marzo, nasce quando ad appena 4 anni seguendo le orme della madre che insegnava questo sport. Fin da piccolo si allena presso la Spes Mestre, società che nel corso degli anni ha accompagnato numerosi atleti fino alle competizioni più importanti al mondo. Come tutti i bambini che si avvicinano a questa disciplina, Gabriele nei primi anni si cimenta in tutti gli attrezzi ed è solo quattro anni fa che decide assieme al suo coach di concentrarsi sul cavallo con maniglie. «La scelta – spiega il campione – è venuta quasi automaticamente vista la mia predisposizione fisica per questo attrezzo: le braccia lunghe e il fisico alto e asciutto, infatti, sono ideali per il genere di movimenti che si eseguono sul cavallo». Lo conferma anche il suo allenatore, Gianmatteo Centazzo: «Quando gareggiavo io (ha partecipato, tra le altre competizioni, alle Olimpiadi di Barcellona ’92 e a due edizioni dei Giochi del Mediterraneo, vincendo anche un oro, ndr) la maggior parte degli atleti si allenava nell’all-around, mentre oggi tantissimi ragazzi si concentrano sulla specialità che gli viene meglio e provano a conquistare quante più medaglie possibili in quella disciplina».
Una crescita esponenziale. C’è una particolarità che il tecnico mette poi in evidenza: «La crescita di Gabriele non ha seguito i tempi “ordinari”, perché, pur mantenendosi sempre su buoni livelli, la sua progressione non è stata proporzionale, ma, al contrario, Gabriele ha fatto un vero e proprio salto di qualità negli ultimi due anni, grazie al quale ha ottenuto in poco tempo una serie di successi davvero importanti». Basti ricordare che nel giro di un anno il giovane atleta ha conquistato due podi nella World Challenge Cup, un oro e un argento in Coppa del Mondo oltre ad un bronzo agli Europei di Lipsia 2025 e, soprattutto, l’oro agli Europei di Zagabria di quest’anno.
15.133: è con questo punteggio che Gabriele, lo scorso 21 agosto, si è imposto agli ultimi Europei davanti ai due atleti armeni (Hamlet Manukyan e Mamikon Khachatryan) che l’avevano preceduto agli Europei di Lipsia dello scorso anno. Gabriele si è presentato in finale con il miglior punteggio delle qualificazioni (15.200) e ha riproposto lo stesso esercizio che ha un coefficiente di difficoltà molto alto (5.9). A complicare ulteriormente le cose è intervenuto un problema tecnico che ha causato un’interruzione di quasi mezz’ora proprio quando il nostro ginnasta era sul punto di iniziare l’esercizio: «Non è stato per nulla piacevole, anche perché con una pausa così lunga ho dovuto ripetere il riscaldamento e la preparazione, per fortuna l’organizzazione ha fatto di tutto per mettermi nelle condizioni di gareggiare a meglio» ricorda Targhetta. L’esecuzione di Gabriele, in ogni caso, è stata ai limiti della perfezione e fin da subito si è reso conto di meritare un ottimo punteggio.
L’elemento Targhetta. L’esercizio che Gabriele ha eseguito in finale comprende un elemento che porta il suo nome, l’elemento “Targhetta”. Una novità tecnica oggi riconosciuta a tutti i livelli, tanto da essere imitata da altri ginnasti. Ne spiega la genesi l’allenatore: «A seguito di un cambio di regolamento, siamo riusciti a ideare l’uscita dall’attrezzo più difficile possibile e l’abbiamo presentata per la prima volta l’anno scorso in Ungheria». Questo elemento tecnico – mai visto in precedenza – è stato ritenuto ammissibile dai giudici ed ha riscosso talmente tanto successo da essere oggi largamente diffuso ed utilizzato dagli atleti ai massimi livelli.
L’allenatore Gianmatteo Centazzo.
In un solo anno, quindi, Gabriele è passato dalla medaglia di bronzo a quella d’oro, superando proprio gli stessi due atleti che l’avevano preceduto: ma cosa è cambiato? «La mentalità», risponde. «L’anno scorso sono arrivato agli Europei con l’idea di dover fare tutto perfettamente per vincere, quest’anno invece ho solo pensato di fare al meglio il mio esercizio senza guardare al risultato, ed è andata bene». Dietro a questo successo però c’è anche un grande supporto, e infatti Gabriele ci tiene a ringraziare «la famiglia che mi ha sempre accompagnato agli allenamenti e mi ha sempre dato la possibilità di coltivare la mia passione, ma anche le Fiamme Oro (il gruppo sportivo della Polizia di Stato, ndr) che mi hanno tesserato l’anno scorso prima ancora che ottenessi grandi risultati».
Ma non meno importante è il rapporto con l’allenatore Gianmatteo: «Lo conosco da quando è un bambino e trascorrendo tanto tempo assieme si è creato un rapporto di grande fiducia; per me accompagnarlo negli allenamenti e nelle gare così come nei momenti difficili significa anche educarlo e aiutarlo a crescere».
Una crescita che non è solo tecnica, ma che riguarda la persona prima ancora del campione. E a coloro che si avvicinano a questo sport Gabriele consiglia unicamente di «lavorare sempre, lavorare tanto e con molto rigore».
E ora si guarda al futuro perché la medaglia conquistata per Gabriele Targhetta è un punto di partenza. Tra pochi giorni volerà a Parigi per una gara di World Challenge Cup in preparazione ai Mondiali di Rotterdam di ottobre, mentre il vero obiettivo sono i Mondiali in Cina del prossimo anno, dove avrà la possibilità di qualificarsi alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Tantissimi appuntamenti che però non spaventano il campione, anzi: «Più è importante la competizione, più mi carico; avere grandi avversari – conclude – mi sprona a dare il meglio».
Giovanni Furlanetto

