Si dice 5xmille, si legge 4,8. Questo è quanto viene effettivamente erogato agli enti beneficiari del terzo settore sulla base delle firme che gli italiani appongono sulla propria dichiarazione dei redditi, con la quota – il 5xmille appunto – destinata agli enti non profit.
La riduzione si deve al tetto fissato per legge che prevede che non si possa andare oltre i 610 milioni di euro totali. Un limite già innalzato rispetto al tetto precedente (che era di 525 milioni), grazie soprattutto alla mobilitazione portata avanti dal magazine Vita.it e altre 67 organizzazioni non profit con la campagna dal titolo “5xmille ma per davvero”. Ma la cifra continua a non essere sufficiente per garantire a tutti gli enti la quota di 5xmille spettante, come ha confermato il Governo rispondendo lo scorso 9 luglio a un’interrogazione: nel 2025 il tetto è stato infatti sforato di 23,3 milioni di euro. D’altronde le firme dei contribuenti italiani sono in continua crescita: lo scorso anno vi sono state infatti 18.460.316 adesioni, vale a dire il 2,8% in più rispetto all’anno precedente. Il gettito reale avrebbe perciò raggiunto la cifra record di 633.299.586,82 euro, pari a 23 milioni di euro in più rispetto al tetto fissato. Ecco perché nella ripartizione ciascun ente non riceverà il 5xmille ma solo il 4,8.
Va detto che l’innalzamento del tetto ha comunque dato dei risultati visto che l’anno prima il gettito totale era stato di 603,9 milioni di euro, ma con il tetto fissato a 525 milioni l’importo erogato agli enti del terzo settore era stato tagliato di 79 milioni e dunque l’ipotetico 5xmille era sceso al 4,3.
Ora, con l’innalzamento della soglia a 610 milioni le cifre erogate sono salite ma dato che nel frattempo sono aumentate anche le adesioni ci si trova nuovamente a “sforare”.
Per questo gli enti non profit – sono circa 90.000 quelli ammessi al contributo – chiedono che il sistema venga cambiato, magari eliminando definitivamente il tetto. (GV)
