«Appena siamo arrivati qui in Uganda il primo progetto su cui siamo impegnati anima e corpo è stata la scuola. Quella che c’era a Walubira era indecente, per questo ne abbiamo costruito una piccola nel 2019, che poi abbiamo ampliato, arrivando a raddoppiarla, e ora stiamo costruendo il terzo edificio. Adesso è un grande complesso, con bagni, cucina, cisterne per acqua ed è dotata di pannelli solari».
Quello che colpisce ascoltando Giorgio Zorzi, mirese, classe 1956, è la assoluta semplicità con cui racconta delle sue iniziative di sviluppo in Uganda, dove si è trasferito per seguire la donna che poi sarebbe diventata sua moglie, di origine ugandese. Parla di scuole, una fattoria, negozi e piccole case realizzate per la popolazione locale, per la maggior parte con fondi propri, come se, dopo tutto, non facesse niente di straordinario. La sua vita, invece, da cinque anni a questa parte, è fatta di aiuto per i più deboli.
«Mia moglie e io viviamo nei pressi di Kampala, la capitale, insieme alle tre bambine che abbiamo preso in affido – due di sette anni, e la sorellina di una di loro, di quattro» racconta Zorzi. «Tutti i nostri progetti, però, si sviluppano in campagna, a 60 km da Kampala, a Walubira. E la scuola, che va dall’asilo alla sesta elementare e serve anche i villaggi di Namayuba e Kikoma, è senz’altro quello che più ci assorbe. Da metà gennaio a oggi abbiamo finito un’aula che era rimasta in sospeso, di cui abbiamo ultimato finalmente finestre, pavimento, intonaco, e abbiamo iniziato altre tre aule, di cui abbiamo gettato le fondamenta. Sono spazi molti grandi, circa 60 mq l’una, perché i bambini sono davvero tanti».
Dopo lo stop dovuto alla pandemia, le scuole in Uganda hanno riaperto il 10 gennaio di quest’anno, a seguito di due anni di chiusura: è la nazione al mondo in cui le aule sono rimaste chiuse più a lungo, ben 88 settimane. E dei 150 bambini che avevano nel 2020 ne hanno ritrovati all’apertura quasi il doppio: 270. Di questi, 22 hanno pagato la retta intera (15 euro a trimestre, con cui Zorzi riesce a dare anche il pranzo), 144 hanno pagato in parte, 110 non pagano nulla. «Chi non può pagare viene lo stesso, finché ce la facciamo», racconta.
Ma i lavori portati a termine da Zorzi non finiscono qui. «In questi anni abbiamo realizzato, oltre agli edifici scolastici, anche due piccoli negozi, che abbiamo dato in gestione a gente del posto, e una fattoria con delle casette, che sono abitate da alcune delle persone che lavorano in fattoria, ma non solo. Alcune sono famiglie con molti bambini, che vengono a scuola da noi, gratuitamente. E abbiamo acquistato due caprette, con i soldi che ci hanno dato dei bambini italiani per adottarle a distanza. Appena inizia la stagione piogge, ne compreremo altre tre. Abbiamo anche tre mucche e due vitelli», aggiunge.
E anche per il futuro i progetti non mancano. «Al momento ci concentriamo su quelli fattibili come comprare delle altre caprette, magari anche un’altra mucca, e soprattutto sulla scuola, che ci porta via tantissime risorse: del resto dobbiamo pagare gli stipendi a otto insegnanti, la direttrice, la bidella, la cuoca, la signora delle pulizie, un ragazzo che taglia l’erba, e per farlo attingiamo soprattutto ai nostri risparmi. Da tempo, poi, accarezzo l’idea di aprire un ambulatorio medico, ma tra il Covid e le autorizzazioni governative necessarie per realizzarlo siamo ancora in alto mare. Siamo però riusciti ad adibire la scuola con una piccola stanza sempre accessibile e dotata di corrente, medicine, cerotti, garze che mi regalano gli amici farmacisti e medici dall’Italia: anche se non è un ambulatorio è diventato un punto di riferimento per la popolazione locale».
Le iniziative di sviluppo di Zorzi vivono di donazioni, anche piccole, ma sono ancora in buona parte dipendenti dalle sue finanze personali. «Contiamo sull’aiuto di un centinaio di persone dall’Italia, che ci donano qualche centinaio di euro l’anno, senza le quali non ce la faremmo. Anche la fattoria aiuta: con il mais, con cui facciamo la polenta, i fagioli che coltiviamo e il latte delle mucche riusciamo ad assicurare il pranzo ai bambini della scuola. E poi c’è la mia pensione, che copre quello che manca».
Chi volesse fare delle donazioni, può contattare Giorgio Zorzi via mail, giorgiozorzi41@yahoo.com, o attraverso la sua pagina Facebook, che aggiorna quasi quotidianamente con foto e racconti sui lavori che sta portando avanti.
Valentina Pinton
