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GENTE VENETA | GVNews

Venerdi, 13 Gennaio 2017

Scuola, settemila cattedre vacanti in Veneto. Zaia: «E in Sicilia 4600 prof oltre il bisogno»


«S

ettemila posti in Veneto, seimila in Piemonte, addirittura 11 mila in Lombardia, senza contare i 2 mila rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Liguria. Tanti sono i posti vacanti di insegnamento e potenziamento nelle scuole del Nord Italia. Sulla carta dovrebbero essere coperti dallo straordinario e dal piano di assunzioni di Renzi/Faraone. In realtà si tratta di neoassunti mai neppure arrivati a prendere servizio dalla nostre parti, perché nello scorso anno scolastico è stato consentito loro di continuare a fare i supplenti nelle scuole vicine a casa, mentre per l’anno in corso hanno ottenuto dal giudice il riconoscimento del diritto di rimanere nelle province in cui risiedono anche se non esistono ore di lezione da svolgere tali da giustificare lo stipendio fisso che ricevono. Nel frattempo, in Sicilia, 4.606 professori si godono lo stipendio senza far nulla perché in sovrannumero».

Lo afferma, in un comunicato, il Presidente del Veneto, Luca Zaia, che torna sul tema della scuola mettendo a fuoco le ragioni della drammatica carenza di docenti nel Nord e in Veneto.

«Al Nord – fa notare Zaia - i posti devono essere coperti con supplenze, mentre al Sud e al Centro le scuole sono sovraffollate di docenti assunti in ruolo. Da un lato, dunque, il clima clientelare in cui sono maturate le assunzioni della ‘buona scuola’. Dall’altro il disastro nell’utilizzo dell’’algoritmo nazionale’ che governa i trasferimenti nazionali dei docenti. L’algoritmo non ha tenuto conto del principio che chi ha più punti ha la priorità nella scelta della sede di servizio. Sarebbe stato sufficiente ritirare tutto, correggere i risultati e rinnovare la pubblicazione. Ma siccome la burocrazia romana non ammette mai i propri errori, si chiede (ad agosto!) agli uffici scolastici provinciali di fare le conciliazioni con i docenti – continua il Presidente del Veneto - Il Ministero ammette solo un numero ridottissimo di conciliazioni, i docenti non soddisfatti fanno ricorso ai giudici del lavoro che ordinano al Ministero di assegnare ai ricorrenti una sede di lavoro nella provincia. Da un lato gli Uffici provinciali del Sud assegnano i docenti ricorrenti a una scuola anche se non esistono più cattedre con ore di docenza disponibili, creando un allucinante soprannumero; al Nord intanto esplode il caos, il sistema di assegnazione delle supplenze va in tilt, e gli istituti (siamo a novembre) restano senza supplenti».

«Sono migliaia e migliaia – continua Zaia - le ordinanze cautelari emesse dai giudici che piovono sui poveri dirigenti provinciali del Nord: soltanto in Veneto, fra agosto, settembre e ottobre hanno riguardato 900 abilitati con frequenza di PAS e TFA e 2.500 diplomati magistrali – aggiunge Zaia - Mentre gli uffici convocano i supplenti delle Graduatorie provinciali, le notifiche di nuove ordinanze cautelari da parte dei giudici costringono a rinviare le date di convocazione per poter dare esecuzione. Le scuole, nel frattempo, tentano di nominare in via provvisoria attingendo alle Graduatorie di istituto i supplenti ‘fino all’avente titolo’, ma molti rinunciano alla chiamata perché non interessati alla nomina provvisoria e perché, rinunciando, possono continuare a percepire l’indennità di licenziamento (NASPI) senza lavorare. In molte scuole, esaurite le Graduatorie di istituto, i dirigenti scolastici devono chiamare anche aspiranti non inclusi in graduatoria. Per non parlare degli insegnanti di sostegno”.

«Intanto – conclude Zaia - in Sicilia, nell’estate 2016 sono state aumentate di 4 mila 606 le cattedre di sostegno in deroga, al solo scopo di creare nuovi posti per far rientrare in regione i docenti, assunti grazie al piano assunzionale del 2015. Professori che resteranno in soprannumero per tutta la vita lavorativa. Fra i quali gente che resta addirittura a casa, tanto a scuola non hanno nulla da fare. Chi pagherà i costi di questa follia? Come sempre il Veneto e il Nord…».
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