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GENTE VENETA | GVNews

Lunedi, 26 Dicembre 2016

Padre Romano Scalfi, il ricordo di don Francesco Marchesi: «Nasce da lui la mia vocazione»


«P

er me padre Romano, prima che colui che mi ha trasmesso la passione per l'ecumenismo e per l'oriente cristiano, è colui che è stato "padre" fino in fondo - per me e per centinaia di altri giovani - facendoci scoprire appunto il volto misericordioso e buono di Dio».

Lo dice don Francesco Marchesi, responsabile della Pastorale della Cultura e delegato per l'ecumenismo nel Patriarcato di Venezia, ricordando chi era padre Romano Scalfi, tornato alla Casa del Padre il giorno di Natale. Trentino di Tione, 93 anni, sacerdote dal 1948, dopo aver studiato a Roma il cristianesimo ortodosso, nel 1957 fondò a Milano il Centro studi Russia cristiana.

Negli anni del comunismo sovietico fece numerosi viaggi clandestini nell'Urss, diffondendo il pensiero cristiano e le Scritture. Diceva che «la verità per manifestarsi si esprime in amore, e l'amore fiorisce in bellezza. La bellezza è l'ultima espressione della verità. Non si può stare davanti alla bellezza senza farsi una domanda su Dio».

Controllato, spiato e dichiarato non gradito in Urss, dal 1970 non poté più tornare nel Paese che amava, fino alla caduta del Muro.

Don Francesco Marchesi ha di padre Scalfi un ricordo non solo affettuoso, ma di basilare importanza esistenziale: «É attraverso il suo sguardo tenero ed esigente al tempo stesso che ha iniziato a formarsi in me il desiderio di essere come lui, cioè sacerdote. Perché il sacerdote è colui che, con ingenua baldanza, affronta l'avventura della vita che il Signore gli mette davanti, certo che il Signore stesso è con lui in un modo tutto particolare. Bene, tutto questo si vedeva semplicemente nel suo sguardo di "starez", di padre spirituale che viveva la tensione all'unità della Chiesa come espressione della tensione della sua personale unità in Cristo».

Una testimonianza fascinosa, passata per la parola e gli occhi di questo sacerdote: «Questo sguardo – prosegue don Marchesi - è quello che ha colpito ancora una volta me, il Patriarca Francesco e i giovani sacerdoti veneziani, quando siamo andati ad incontrarlo pochi mesi fa. Uno sguardo che ha riacceso ancora una volta la mia miseria quando, solo poche settimane fa, ho avuto la grazia di confessarmi l'ultima volta da lui...». (G.M.)
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