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GENTE VENETA | GVNews

Venerdi, 25 Novembre 2016

Coltivare noci, successo crescente: il Veneto battistrada oltre la crisi


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e noci fanno bene al cuore e anche all'agricoltura veneta. Alla pari del prosecco, ma addirittura con maggiori prospettive di crescita, sono una delle risposte migliori delle imprese agricole alla crisi.

Il mercato non solo sta assorbendo bene la produzione veneta, in crescita, ma ha buoni margini di ulteriore crescita. Senza parlare del mercato estero, che per ora le nostre noci non raggiungono.

Nel momento in cui mais, soia e frumento non danno di che vivere (o quasi), le noci sono un'attraente alternativa. Certo, con molte, dovute precisazioni. Come ben sanno le poche imprese che – lungimiranti – hanno iniziato poco più di vent'anni a piantare noci. Perché un noce per fattoria, già tanti anni fa, c'è sempre stato, magari anche per trasformarne il legno nella camera da letto dei figli. Ma una coltivazione organizzata ed efficiente no.

Lo sa bene Enrico Bortolin, vicepresidente di Nogalba, consorzio nato nel 1997 che, in provincia di Rovigo, associa sette produttori i quali, complessivamente, coltivano 135 ettari a noce. Bortolin ha messo a dimora le prime piante 26 anni fa: «Volevo dare continuità alla mia azienda, aprendo una nuova produzione. Ho pensato alle piante di noce sia sulla base di esempi visti all'estero, ma anche pesando a qualcosa che dalle nostre parti c'era già, ma che aveva bisogno di essere innovato. E i noci sono piante la cui lavorazione è completamente meccanizzabile». Proprio come i noci, che abbisognano di 40 ore di lavoro per ettaro l'anno, un decimo rispetti ai meli.

Certo, poi ci sono le difficoltà: i noci entrano in produzione a cinque anni dalla messa a dimora. E la produzione arriva al 100% solo dopo otto anni. Il che significa che per un po' d'anni non si guadagna niente; anzi, si spende.

Poi, però, arrivano le soddisfazioni. L'esempio di Bortolin è stato seguito da altri imprenditori, anche nel Veneziano; tant'è che oggi la nostra provincia è prima in Veneto per superficie coltivata (295 ettari) e per produzione annuale (1165 tonnellate).

E la cooperativa Il Noceto, con sede nel Trevigiano ma presieduta da un veneziano, Carlo Bacchin di Quarto d'Altino, ne è testimonianza: l'anno scorso la coop ha segnato un fatturato di 3,5 milioni di euro, in decisa crescita.

E veneziana è anche una delle aziende più importanti della regione: quella di Alessandro Gaggia, ad Eraclea. Gaggia ha piantato noci su 120 ettari (gli ultimi 30 proprio quest'anno) e ha creato un marchio proprio, “Cuor di noce”. Ha anche avviato modalità innovative di coltivazione: per esempio le sonde che verificano il tasso di umidità del suolo a differenti profondità; oppure l'uso della confusione sessuale, un metodo di controllo dei parassiti che permette di ridurre l'uso di pesticidi chimici. E nel 2017 investirà ancora, costruendo un impianti di essiccazione, stoccaggio e vendita del prodotto presso lal sua azienda.

«Le noci - sintetizza Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia – sono la dimostrazione che, con creatività e associando le nostre imprese, riusciamo a combattere la crisi. La prospettiva, visto che con la produzione nazionale, non copriamo neppure metà del fabbisogno del mercato italiano, è quella di crescere ancora. Contiamo entro sei-sette anni, di raddoppiare a 500 ettari, nel Veneziano, la superficie piantumata con noci. E pensiamo di progredire, cooperando tra aziende». (G.M.)
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