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GENTE VENETA | GVNews

Lunedi, 7 Novembre 2016

Donati allo Iusve: «Schwazer squalificato per non urtare gli interessi delle multinazionali farmaceutiche»


«E

ra allenato e preparato, pronto a vincere. Ma se l'avesse fatto sarebbe stato uno smacco per chi vuole che il doping continui ad esserci e così lo hanno squalificato in maniera subdola». Parla così di Alex Schwazer squalificato dalle olimpiadi di Rio il suo ex allenatore Alessandro Donati.

Lo conoscono tutti per le sue storiche battaglie contro il doping nell'atletica leggera, nel calcio e nel ciclismo e per aver denunciato gli scandali dell'atletica italiana avvenuti nella metà degli anni ottanta ma anche per aver attivato i controlli su Alex Schwazer alla vigilia delle scorse olimpiadi. «Dopo quell'episodio Schwazer sapeva di aver perso credibilità – dice – e ha capito che poteva riaverla solo allenandosi proprio con chi l'aveva accusato».

Così è andata, Alessandro Donati è diventato il suo allenatore. «Tornavo a casa da mia moglie ogni settimana e le raccontavo le immense potenzialità di quel ragazzo – dice Donati – io stesso non ci credevo eppure ha fatto in allenamento dei risultati perfino migliori di prima. Il doping è un po' una livella. Alza le performance di chi non ha un buon allenatore e un buon allenamento alle spalle ma di fatto è il potenziamento di una sola parte del corpo. Se il tuo corpo ha le potenzialità per fare risultati strabilianti nemmeno te ne accorgi».

Con Schwazer sarebbe andata così. Tempi incredibili che ormai facevano pensare a Donati alla vittoria. Poi l'ennesima squalifica. «E' stato squalificato per doping con un imbroglio – dice Donati- il problema? Se avesse fatto risultati migliori di quelli “da dopato” sarebbe diventato il testimonial d'eccellenza e avrebbe spinto gli atleti a non farlo. Questo alle case farmaceutiche di certo non andava bene».

Sono accuse pesanti, che riguardano tutto il sistema e che Donati ha già fatto in passato. «I farmaci spesso non rispondono a bisogni fisici reali ma più che altro a bisogni psicologici – spiega Donati - non si spiegherebbe altrimenti come siano così diffusi anche a livello amatoriale, un mondo in cui gli atleti non sono pagati. La realtà è un'altra: le grandi case farmaceutiche usano i grandi atleti come testimonial inconsapevoli. Vogliono raggiungere la massa e lo fanno coi volti noti».

La vicenda Donati-Schwazer oggi resta aperta e se Alex ha cominciato ad allenare e Donati porterà avanti la sua battaglia, avendo al suo fianco chiunque ami lo sport. «E' diffuso tra tutti, anche tra i soggetti sani – spiega – anche lontano dalla ribalta. Il doping sempre un passo avanti all'antidoping? Sono tutte scuse. Se vuoi veramente bloccare un farmaco lo fai quando comincia ad essere sperimentale, non quando è già diffusissimo tra gli sportivi».

In aula ieri più di 150 studenti. L'evento organizzato dal dipartimento di Psicologia dello Iusve, (in particolare dalla professoressa Marcella Bounous) ha lasciato spazio ai ragazzi per le domande.

«Il tema del doping sportivo coinvolge i grandi atleti ma in alcuni casi anche i livelli più amatoriali – dice Nicola Giacopini, direttore del Dipartimento di psicologia di Iusve – la pressione della gara, la ricerca della vittoria a tutti i costi a volte portano a derive di questo tipo. Per noi è una delle sfide di cui tenere conto nel confronto con le squadre e i giovani atleti in un ambiente formativo per i ragazzi come quello sportivo».

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