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GENTE VENETA | GVNews

Lunedi, 7 Novembre 2016

Barbara Gori: «Perdonare chi? Chi il perdono non lo ha mai chiesto?»


«M

i sono sempre chiesta che reazione avrei potuto avere se un giorno mi fossi trovata faccia a faccia con chi ha tolto la vita al mio caro papà e se mai un giorno fossi stata capace di perdonare... Ma chi? Chi il perdono non lo ha mai chiesto?».

E' un passaggio dello scritto di Barbara Gori, che è stato stilato e verrà letto in occasione dell'incontro “La difficile misericordia – Gli anni del terrorismo a Mestre, riletti oggi dalle voci dei testimoni”, che si terrà martedì 8 novembre, alle ore 18, all'istituto Laurentianum di piazza Ferretto.

Saranno presenti Teresa Friggione Albanese, vedova di Alfredo, il commissario di polizia assassinato dalle Br, e Cesare Taliercio, uno dei figli di Giuseppe Taliercio, il direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, rapito e ucciso dai terroristi delle Brigate rosse.

Barbara Gori è invece figlia dell'ing. Sergio Gori, la prima delel tre vittime dle terrorismo rosso a Mestre all'inizio degli anni '80.

«Vorrei ricordare – prosegue Barbara Gori - la frase di un terrorista “pentito”, e spero per lui che fosse un pentimento sincero, il quale, di fronte alla possibilità di una nuova vita, disse che non voleva rimanere ostaggio del proprio passato. Forse questa persona non ha considerato che le sue azioni hanno costretto altre persone a rimanerne ostaggi per sempre».

«La mia vita – continua il testo - è stata un susseguirsi di fasi e stati d’animo: dalla rabbia e dalla diversità che ha caratterizzato la mia giovinezza alla voglia di dimenticare tutto e voltare pagina, fino ad arrivare al desiderio di conoscere e di sapere se questi terroristi ricordino ancora il nome di chi hanno privato del dono della vita. Vorrei sapere come vivono oggi e se pensano che gli omicidi che hanno compiuto in passato siano serviti a costruire una società migliore… Vorrei sapere se riconoscono il prezzo del loro fallimento».

«Mi spiace che sia finita così. Io adoravo vivere a Mestre, avevo tanti amici e tanti progetti insieme al mio papà, ero felice e spensierata - come era giusto che fosse per una ragazza di diciassette anni - e non avvertivo minimamente la catastrofe che, di lì a poco, avrebbe travolto la mia esistenza. Tutto è finito con una telefonata quel mattino del 29 gennaio. Del giorno dei funerali ricordo ben poco poiché ho passato quasi tutto il tempo con la faccia nascosta nel cappotto di mia zia… Non volevo vedere ciò che mi circondava, ma soprattutto non volevo credere che dentro quella scatola di legno ci fosse il mio papà».

«Ai giovani di adesso – conclude Barbara Gori - così presi dalla “tecnologia” che li porta lontani da quei valori oramai in parte perduti - dico di non cedere mai alla violenza per imporre le proprie idee, perché essa genera altra violenza, e di non fare mai l’errore di pensare “tanto non è successo a me” perché un domani (spero mai) potrebbero avere bisogno del sostegno e della solidarietà della società di cui fanno parte».
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