Commenti articolo Segnala pagina Stampa pagina  | Segnala su OKNotizie | Share Condividi
GENTE VENETA | GVNews

Martedi, 11 Ottobre 2016

Studio di Ca' Foscari: il 43% delle specie della flora veneta a rischio estinzione


L

a Regina delle Alpi (Eryngium alpinum), la Damigella campestre (Nigella arvensis) e altre 46 specie di piante sono scomparse dal Veneto negli ultimi trent’anni, mentre altre 1.508 specie (il 43% della flora regionale) sono rare o a rischio di estinzione nella regione.

La ‘Lista rossa regionale delle piante vascolari’, prima sintesi dello stato di conservazione delle specie vegetali della Regione Veneto frutto di due anni di lavoro di una ventina di ricercatori coordinati dall’Università Ca’ Foscari Venezia, è stata presentata oggi all’inaugurazione di “Orto in Campus”, strumento di ricerca e divulgazione scientifica realizzato al Campus Scientifico dell’università, in Via Torino a Mestre.

La ricerca, finanziata dalla Regione Veneto (Area Sviluppo Economico, Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi) ha classificato le specie nelle cinque categorie di rischio internazionalmente utilizzate, collocandone 192 piante nella lista delle specie in situazione estremamente critica.

Tra le province venete, quella di Venezia si attesta al primo posto per percentuale di specie sottoposte a minaccia (62%), seguita dalla provincia di Rovigo (60%) e da quella di Padova (50%), mentre per le province montane (Verona, Vicenza, Treviso e Belluno) cresce complessivamente la percentuale di specie a minor rischio.

Il declino e l’eventuale scomparsa priverebbe l’ambiente della loro funzione, oltre che della loro bellezza. «L’estinzione delle piante si ripercuote sulla stabilità e sul funzionamento degli ecosistemi e a cascata sulla fornitura dei cosiddetti ‘beni e servizi ecosistemici’», spiega Gabriella Buffa, professoressa di Botanica al Dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari e coordinatrice della ricerca.

La docente porta due esempi: «Ogni pianta ha un ruolo. Le dune sabbiose della costa adriatica sono fondate sulle piante ‘ingegnere’, compromesse dal turismo di massa delle nostre spiagge. Se le piante, e quindi le dune, perdono vitalità, viene meno la loro funzione di difesa dalle mareggiate e dall’erosione. Nella pianura veneta, invece, sono scomparsi i prati che un tempo si alternavano ai campi e che attraevano una quantità di insetti responsabili dell’impollinazione delle piante coltivate. Ancora, assieme alle piante perdiamo la loro preziosa funzione».

È l’attività dell’uomo a mettere in pericolo le piante. La pressione più forte, affermano i ricercatori, viene dalla perdita di suolo dovuta all’urbanizzazione, ma incidono fortemente anche inquinamento di acqua e suolo (industria e agricoltura), sfruttamento eccessivo delle risorse (uso turistico non sostenibile), e cambiamento climatico.

Come contrastare questo fenomeno? I ricercatori faranno la loro parte sia con progetti di ripopolamento e difesa degli habitat, sia con lo studio delle possibili interazioni future tra clima e flora. Per questo, oltre al campo sperimentale inaugurato oggi, il Campus cafoscarino si è dotato di una cella termostatica per mantenere i semi e fare prove di geminazione e installerà anche una camera climatica in cui simulare particolari condizioni atmosferiche.
Inizio   Segnala paginaSegnala   Stampa   

Fatal error: Uncaught Error: Call to undefined function mysql_close() in /web/htdocs/www.genteveneta.it/home/public/articolo_gvnews.php:203 Stack trace: #0 {main} thrown in /web/htdocs/www.genteveneta.it/home/public/articolo_gvnews.php on line 203