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GENTE VENETA | GVNews

Venerdi, 24 Giugno 2016

Costruzioni in Veneto, ottavo anno consecutivo di crisi


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er l’industria delle costruzioni del Veneto anche il 2016 sarà un anno di aspettative disattese. Il settore tarda a intercettare la ripresa e la maggior parte delle imprese risultano ormai profondamente destrutturate dopo 8 anni consecutivi di calo degli investimenti.

Il XIV rapporto annuale di Ance Veneto, l’associazione dei costruttori edili, presentato a Padova nella sede di Banca Popolare Etica, fotografa una situazione che sembra restare immutata da qualche anno a questa parte. Una realtà che secondo l’Ance difficilmente cambierà in assenza di una politica industriale dedicata, un “Piano Marshall per l’edilizia”.

Il 2015 segna un ulteriore calo degli investimenti, che si attestano in regione a 12,7 miliardi di euro (-1,4%), a conferma di un trend negativo in atto da oltre otto anni consecutivi (-38,2% dal 2007). Per assistere all’interruzione della caduta di un settore che rappresenta ancora una fetta importante dell’economia regionale (il 9,3% del Pil e il 19,6% degli addetti dell’industria), si dovrà attendere la fine del 2016. Si tratterà comunque di una crescita bassa (+0,5%), trainata dalle manutenzioni (+2%) e da un leggero aumento dei lavori pubblici (+1,2%). Soffriranno ancora l’edilizia abitativa (-1,9%) e il non residenziale privato (-0,3%). L’impatto della ripresa degli investimenti sarà ininfluente sull’occupazione e sul saldo delle imprese attive: fermi a 140 mila addetti (-86 mila dal 2008) e 53 mila imprese (-9.048).

«La lunga crisi – spiega Giovanni Salmistrari, presidente di Ance Veneto – ha fiaccato la capacità industriale delle imprese. In Veneto ne sono scomparse 10 mila dal 2007. Quelle che resistono sono più piccole, meno patrimonializzate e di conseguenza hanno più difficoltà ad accedere a un credito divenuto nel frattempo molto più esigente. La sensazione è che non si assisterà nemmeno nei prossimi anni a una vera ripresa se non con un piano straordinario di investimenti, basato su linee guida di cui si parla da tempo e che sono sostanzialmente definite. Occorre solo premere sull’acceleratore: i fondi europei per il dissesto idrogeologico e la rigenerazione urbana, i piani per le periferie e per le scuole, gli investimenti nelle infrastrutture e opere pubbliche mancanti, nuove garanzie per l’accesso al credito».
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