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GENTE VENETA | GVNews

Venerdi, 20 Maggio 2016

Profughi, Casa Famiglia ospita una mamma iraniana


E’

arrivata qualche settimana fa: «Ci hanno telefonato dalla prefettura, dicendoci di andarla a prendere in aeroporto», raccontano. E così, attraverso un volo da Istanbul, alla Casa Famiglia San Pio X della Giudecca è approdata una giovane mamma iraniana con il suo bambino di 8 anni. E' dovuta fuggire dal suo paese d'origine, dove stava rischiando l'arresto. La giovane mamma è uno di quei profughi ospitati grazie al progetto di accoglienza sottoscritto dalla diocesi di Venezia con la Prefettura. E, nello specifico, l'ospitalità di Casa Famiglia rientra in una nuova iniziativa di accoglienza dell'ente, che da oltre un secolo dà un tetto (e non solo) alle mamme in difficoltà.

«La tradizione di Casa Famiglia è fare cultura dell'accoglienza e non solo accogliere in senso stretto», spiega Roberto Scarpa, presidente di Casa Famiglia dal 2013. Al suo fianco, a sostegno di tutte le più recenti iniziative, c'è l'associazione Amici di Casa Famiglia, che ha appena rinnovato i vertici: il nuovo presidente è Paolo Sambo, mentre Alvise Fasolo è il vicepresidente.

In fuga da molto lontano. L'accoglienza di questa mamma è dunque iniziata il 4 aprile scorso. «Viveva in una cittadina iraniana dove l'islam radicale è molto forte, purtroppo. Lei non voleva portare il velo e in più aveva un'attività di estetista. Tutte cose che l'hanno messa in cattiva luce. Se rimaneva lì, rischiava di essere arrestata. Così si è messa in viaggio con il suo bambino», racconta Scarpa. «Inizialmente la sua idea era proseguire per la Gran Bretagna, perché conosce un po' di inglese. Ma poi qui si è sentita accolta, benvoluta e si è fermata. Ora farà domanda di asilo». Nel caso non dovessero accogliere la richiesta, dovrà essere avviato un altro iter per la regolarizzazione. «In ogni caso, che si segua un iter o l'altro, ci vorranno un paio d'anni perché il tutto giunga a buon fine. E in questi due anni rimarrà da noi». La mamma iraniana con il suo bambino sono seguiti dai volontari (che a Casa Famiglia si chiamano “famigliari”) e dagli operatori, coordinati da un'assistente sociale – Silvia Chiarot – che è la referente del progetto. «Ora la necessità più urgente è trovare qualcuno che aiuti lei e il bambino a imparare l'italiano. Anche perché a settembre il bambino andrà a scuola». Casa Famiglia riceve il contributo statale per l'accoglienza, così come previsto per i profughi: «Ma è una cifra assolutamente spesa bene e che comunque non è sufficiente».
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