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GENTE VENETA | GVNews

Mercoledi, 18 Maggio 2016

Scoperta nella Biblioteca del Santo a padova: due nuove sonate di Baldassarre Galuppi


E

ra chiamato «Buranello» perché nativo dell'isola di Burano. Dalla piccola isola veneziana Baldassare Galuppi (1706-1785) si impone quale musicista di primo piano nel panorama culturale dell'ultimo periodo della Repubblica Serenissima. Lo istruisce il padre consentendogli di diventare organista; poi allievo della scuola di Antonio Lotti, aiutato dal famoso musicista Benedetto Marcello. In questo periodo si dedica all’opera buffa e collabora con Carlo Goldoni, di cui musica alcune opere. Clavicembalista in alcuni teatri d'opera, nel 1741 Galuppi si trasferisce a Londra, come compositore del Teatro Reale. All’impegno nell’opera buffa egli associa la composizione di oratorii, mottetti, musica strumentale che amplificherà la sua già nota fama, fino a essere chiamato a Mosca e San Pietroburgo da Caterina II per riorganizzare la Cappella reale. Nel 1762 lo ritroviamo maestro di cappella presso la Basilica di San Marco. Ritornato definitivamente a Venezia nel 1768, vi rimane fino alla morte, oramai compositore affermato. Qui gradualmente abbandonerà il genere buffo per dedicarsi alle composizioni di musica sacra e alla musica strumentale.

L'Archivio musicale della Cappella Antoniana, custodito all'interno della Biblioteca Antoniana del convento del Santo, scrigno ricco di preziose partiture antiche (tra cui spiccano quelle autografe di Giuseppe Tartini), grazie all’infaticabile e lungo lavoro eseguito dal professor Mattia Geretto, restituisce oggi due nuove Sonate di questo importante musicista, una delle quali totalmente inedita e ignota.

Il professor Geretto ha infatti individuato, in un fascicolo manoscritto che raccoglie alcune sonate di vari autori per violino e cembalo, due opere di Galuppi, trascritte da un ignoto copista della Cappella Antoniana verso la fine del Settecento: una Sonata in Si bemolle magg. – della quale si aveva traccia in altre due fonti –, e una inedita Sonata in Re magg. mai documentata e per questo «testimone unico». Queste sonate sembrano appartenere al periodo giovanile della carriera del «Buranello». La musica da tastiera (come queste sonate) è uno dei generi che ha sempre contraddistinto la vita artistica di Galuppi e che ne ha costruito la fama. Ne esistono molte e di vari tipi, sia per la forma che per lo stile: quelle ritrovate possono essere assimilate a quelle a un tempo.

L’esecuzione di questo tipo di partiture musicali è tornata in auge dal secondo dopoguerra, grazie a grandi interpreti quali Egida Sartori, Arturo Benedetti Michelangeli, Lya de Barberis e, tra gli ultimi, Andrea Bacchetti, che hanno saputo rilanciare le sonate di Galuppi al grande pubblico.

Importantissimo quindi il ritrovamento scaturito dall’indagine del professor Mattia Geretto, grazie al quale queste due partiture sono uscite dall’anonimato, testimoniando allo stesso tempo la ricchezza dell’Archivio musicale della Cappella Antoniana, tutto da riscoprire, e il genio veneziano di Baldassare Galuppi, ancora da “mappare” tra i tanti archivi che ne custodiscono la sua musica.

La trascrizione della Sonata in Re magg. di Galuppi è stata pubblicata di recente dal professor Geretto sulla rivista specializzata «Fonti Musicali Italiane» (periodico della Società Italiana di Musicologia, diretto dalla prof.ssa Bianca Maria Antolini).
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