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GENTE VENETA | GVNews

Mercoledi, 23 Marzo 2016

Venezia, teatro Goldoni gremito di giovani per ricordare le vittime della mafia


È

iniziata con un minuto di silenzio in omaggio alle vittime degli attentati di ieri a Bruxelles e a Valeria Solesin, la prima Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, svoltasi questa mattina al Teatro Goldoni di Venezia. Ospite d'onore della Giornata, Matilde Montinaro, sorella di Antonio, il caposcorta del giudice Giovanni Falcone, assassinato a Capaci il 23 maggio 1992.

L’evento, promosso dalla Regione Veneto in collaborazione con l'associazione Avviso pubblico e patrocinata dal Comune di Venezia, costituisce la tappa conclusiva di un progetto, durato cinque mesi, che ha coinvolto circa 800 studenti di 15 scuole della regione in un percorso di conoscenza del fenomeno mafioso attraverso incontri con esperti, rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni e giornalisti.

I ragazzi hanno inoltre approfondito le storia di tre vittime di mafia, due venete e una siciliana: Cristina Pavesi, studentessa universitaria di Conegliano Veneto, rimasta uccisa nel 1990 nell'esplosione provocata da un ordigno fatto esplodere da alcuni esponenti della “mafia del Brenta” durante l'assalto ad vagone portavalori; Silvano Franzolin, carabiniere morto nella strage della Circonvallazione di Palermo del 16 giugno 1982, mentre era impegnato nel trasferimento di un boss mafioso; Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”, magistrato presso il Tribunale di Agrigento, assassinato il 21 settembre 1990, mentre si recava al lavoro.

Dopo gli interventi delle autorità, la parola è passata ai ragazzi, che  attraverso letture, video, micro rappresentazioni teatrali e persino una canzone scritta per l'occasione, hanno condiviso i frutti dei lavori fatti in classe: racconti di quanto fatto, ma soprattutto riflessioni, domande e proposte rivolte a se stessi, a tutti i giovani, alle Istituzioni.

“Dobbiamo chiedere scusa a voi ragazzi – ha esordito Matilde Montinaro nel suo intervento – per il mondo che vi abbiamo lasciato; forse potevamo fare di più. Non chiamiamo eroi le vittime di mafia, perché questa parola non diventi un alibi per non fare la propria parte. Alla parola legalità, tanto abusata da diventare uno slogan, sostituiamo la parola responsabilità: il vostro contributo sia il prendere coscienza, l'avere senso critico, perché è di giovani come voi che la mafia ha paura”.

Dopo la lettura dei nomi delle circa 900 vittime innocenti delle mafie, l'incontro si è concluso con un messaggio di impegno e la consegna del mandato a restituire alle scuole e alla comunità di appartenenza quanto vissuto nella Giornata della memoria.
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