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GENTE VENETA | GVNews

Mercoledi, 23 Marzo 2016

Ospedale di Mirano: una retina salva un anziano di Spinea dal trombo


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ervello al sicuro dal trombo grazie ad una retina di ultima generazione. Un intervento eccezionale è avvenuto recentemente nella Cardiologia di Mirano, che presenterà per la prima volta il caso nei prossimi congressi internazionali di interventistica cardiovascolare.

E’ la storia di Renzo Giora (nella fotocon il primario Saccà), un signore di 78 anni di Spinea a cui, come dice lui stesso, «è stata offerta una seconda possibilità di vita» e che per questo “ringrazia di cuore i medici che mi hanno operato nella Cardiologia di Mirano».

Il signor Giora soffre di una fibrillazione atriale che solitamente viene curata con una terapia anticoagulante, questo per evitare che si formino trombi che dal cuore possono arrivare facilmente al cervello, provocando un ictus che, come si sa, può essere anche fatale.

Il signor Giora – spiega il primario facente funzioni della Cardiologia di Mirano, Salvatore Saccà – non aveva via d’uscita, almeno così sembrava, visto che era intollerante alla terapia anticoagulante, che serve proprio ad evitare la formazione di coaguli nelle arterie. Anche la possibilità di mettere un “tappo” per chiudere l’auricola ed evitare così la fuoriuscita di eventuali trombi non era possibile nel suo caso, perché nel frattempo il trombo si era già formato e questa tecnica viene impiegata solamente quando c’è il rischio di coagulo e non è più possibile quando invece è già presente».

Nella Cardiologia di Mirano è cominciato il conto alla rovescia: i tempi per escogitare un’alternativa valida di cura per il paziente di Spinea erano sempre più stretti. «Noi cardiologi – ha continuato Saccà – come gli altri medici, ci teniamo sempre aggiornati sulle novità interventistiche, le tecniche e le strumentazioni che man mano escono sul mercato e possono garantire nuove frontiere per la cura e l’assistenza dei nostri cittadini. Ricordavo della nascita di un nuovo filtro, una specie di retina che solitamente viene impiegata per proteggere i vasi cerebrali durante l’impianto di una valvola cardiaca. Ho chiamato la ditta che lo produce per confrontarmi e capire se la mia idea di impiegare la retina in una maniera innovativa poteva essere corretta e fattibile. Non solo c’è stato entusiasmo da parte della ditta, ma proprio perché siamo il primo caso in assoluto, hanno deciso di regalarla a noi e al primo paziente che ne avrebbe usufruito».

L’intervento - che è stato eseguito dal dottor Saccà insieme all’ecografista Marco Michieletto e all’anestesista Roberto Rapisardi, col supporto dei cardiochirughi di Mestre Stefano Cisico e Antonio Cannarella, diretti dal primario Mangino - è stato possibile dopo un breve periodo di training necessario per imparare la procedura: si entra con un sondino transcatetere attraverso l’arteria femorale fino a raggiungere e ancorare la retina proprio sull’arco aortico da cui nascono le arterie che portano al cervello. Per cui, se mai il trombo dovesse uscire dalla auricola sinistra del cuore non potrà mai salire verso l’arco aortico che porta al cervello, ma casomai scenderà o verso le gambe oppure verso i vasi viscerali, dove l’intervento è più fattibile e con minori rischi per il paziente.
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