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GENTE VENETA | GVNews

Venerdi, 4 Marzo 2016

Oggi si presenta il libro di Tornielli su Papa Francesco


V

iene presentato oggi, venerdì 4 marzo alle ore 20.30 nel Duomo di S. Lorenzo a Mestre, il libro-intervista di Papa Francesco con Andrea Tornielli edito da Piemme ed intitolato “Il nome di Dio è Misericordia”.
Vi prenderanno parte ed interverranno il Patriarca mons. Francesco Moraglia, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, l’attrice Claudia Koll e il fondatore del Sermig e dell’Arsenale della Pace di Torino Ernesto Olivero.

Sarà presente anche il coautore Andrea Tornielli - scrittore (di numerosi testi, anche sull’attuale pontefice) e giornalista de La Stampa oltreché curatore del portale Vatican Insider - al quale abbiamo rivolto alcune domande sul recente libro-intervista e su Papa Francesco.

Andrea Tornielli, quando ha incontrato per la prima volta Jorge Mario Bergoglio?
Una mattina di circa 11 anni fa, in piazza San Pietro: lo fermai, mi presentai e gli diedi un libro. Lo lesse e mi scrisse. Da allora siamo rimasti in contatto.

Avrebbe mai detto che sarebbe diventato Papa?
Nei miei articoli dopo la rinuncia di Benedetto XVI lo mettevo sempre come secondo nome tra i tre papabili che indicavo. Ma io ero convinto che il cardinale Bergoglio fosse un outsider da secondo-terzo giorno, per superare un'impasse… Soltanto nelle ultime 24 ore prima dell'inizio del conclave ho avuto, insieme a qualche collega della stampa internazionale che collabora con Vatican Insider, la sensazione che potesse essere in corsa fin dall'inizio.

Si è mai chiesto perché hanno eletto proprio lui?
Credo che abbia colpito molti il suo unico e breve intervento alle congregazioni generali del preconclave: usò solo tre dei cinque minuti che aveva a disposizione. Parlò della Chiesa "in uscita" e del criterio supremo che deve essere alla base di ogni riforma nella Chiesa, la "salus animarum", la salvezza delle anime. E poi penso che in diversi cardinali elettori ci fosse la volontà di scegliere un Papa non solo al di fuori della Curia - che non aveva dato grande prova di sé nell'ultimo periodo del pontificato di Benedetto - e dell'Italia, ma anche al di fuori dell'Europa.

Tutto sembra nascere - questo libro, in fondo, ma anche e soprattutto la centralità della misericordia - da un’omelia del Papa nella chiesa di Sant’Anna in Vaticano pochi giorni dopo l’elezione… Perché fu così decisiva?
La ricordo bene perché ero presente a quella messa di domenica 17 marzo 2013. Nel mio articolo su La Stampa del giorno dopo scrissi che quella mi sembrava la prima grande "enciclica" di Francesco, nonostante fosse soltanto un'omelia a braccio di una manciata di minuti. Il Papa disse: "Il messaggio di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore". Viviamo in una società che ci abitua sempre meno a riconoscere le nostre responsabilità e a farcene carico: a sbagliare, infatti, sono sempre gli altri. Gli immorali sono sempre gli altri, le colpe sono sempre di qualcun altro, mai nostre. Ma viviamo talvolta anche l'esperienza di un certo clericalismo di ritorno, intento solo a "regolarizzare" le vite delle persone attraverso prerequisiti e divieti. Un atteggiamento pronto a condannare invece che ad accogliere, a giudicare ma non a chinarsi sulle miserie delle persone. Il messaggio della misericordia di quella prima "enciclica non scritta" del nuovo Papa mi sembrava che abbattesse contemporaneamente entrambi i cliché.

Alessandro Polet
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