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GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 7 Gennaio 2016

Venerdì 15, a Carpenedo, parla Enrico Vanzini, l'ultimo Sonderkommando


«I

l destino di Enrico Vanzini sembra segnato fin dalla sua nascita. Nato a soli diciannove giorni dalla presa del potere di Benito Mussolini, vede la sua gioventù interrotta, come quella di molti suoi coetanei, dalla campagna di Grecia».

Inizia così una breve biografia di Enrico Vanzini, autore - insieme al giornalista Roberto Brumat - del libro “L'ultimo Sonderkommando italiano”, edito da Rizzoli.

Vanzini e Brumat saranno ospiti del gruppo culturale La Rotonda, in occasione della Giornata della Memoria, venerdì 15 gennaio, alle ore 20.45 presso la sala Lux, in piazza Carpenedo a Mestre.

«A diciotto anni - continua la biografia di Vanzini - parte per Atene, dove per la prima volta vede all’opera i militari nazisti: attrezzati, precisi, efficienti, ma anche ubriachi, rabbiosi, vendicativi. Quando all’indomani dell’8 settembre l’Italia rompe l’alleanza con Hitler, sono proprio quei temibili soldati a caricarlo su un treno insieme ai suoi commilitoni. Nell’ottobre del ’44 Enrico arriva a Dachau. Nel campo la morte è il pane quotidiano e i nazisti arruolano Vanzini nel Sonderkommando, un’unità di internati destinata a sbrigare il lavoro di cui neanche le SS si vogliono occupare. Enrico trascorre i suoi giorni a Dachau raccogliendo cadaveri nelle camere a gas per poi portarli ai forni crematori: carica corpi senza vita e poi ne recupera i resti carbonizzati».

I suoi ricordi, raccolti dal giornalista Brumat, sono la viva testimonianza della Shoah. Enrico è sopravvissuto a quell’orrore, ma per sessant’anni non ha mai parlato di quella terribile esperienza, né alla moglie né ai figli. Ha iniziato a farlo nel 2005 e da allora racconta instancabile il suo inferno, specie ai giovani: «Perché sappiano quanto è labile il confine che separa l’umanità dalla ferocia».
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