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GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 16 Luglio 2015

Chiarot: Ho invitato Vasco alla Fenice. Aiuterà ad avvicinare i giovani a Mozart


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o scritto due volte a Vasco Rossi. Gli ho detto: vieni tu da solo, accompagnato solo dalla tua chitarra e fai un concerto qui alla Fenice. L'ha fatto anche Elton John: aveva una fifa blu quando ha visto il teatro pieno e, come aiuto, solo il pianoforte. Ma alla fine è stato un successo. Ma l'importante è aprire il teatro a tutte le forme di spettacolo, per cercare e trovare sempre nuovo pubblico".

Lo dice Cristiano Chiarot, giovedì 16 a Cortina d'Ampezzo, intervenendo a "Cortina tra le righe", la settimana di formazione per i giornalisti promossa dall'Ordine dei giornalisti del Veneto.

Vasco alla Fenice sarebbe una delle tappe del percorso di rinascita dei teatri lirici così come lo intende Chiarot che, tra l'altro, è da qualche tempo anche alla guida dell'associazione che raccoglie dodici delle quattordici fondazioni liriche d'Italia.

Ma non è che Vasco Rossi debba scalzare Mozart o Monteverdi. Deve, nella strategia di Chiarot, semmai avvicinare pubblico nuovo e giovane, che imparerà anche ad appassionarsi alla grande musica del passato.

"È la frequentazione - prosegue il sovrintendente - che avvicina. Un esempio? Fino a poco fa, io non sapevo chi fossero i Pink Floyd; poi li ho ascoltati e adesso li apprezzo. Perciò dipende da quante persone riesco a portare e da come presento loro la musica se riuscirò a riportare in auge il teatro d'opera".

Una sfida, questa, che va nella stessa direzione della ricerca di un modo nuovo e attuale di presentare l'opera lirica. Perché l'opera ha dentro di sé tutti i temi e i problemi che stanno a cuore all'uomo di oggi: "Solo che regia, scenografia e recitazione - afferma deciso Chiarot - vanno attualizzate".

Perciò al sovrintendente del Teatro veneziano piacciono registi ardimentosi come Damiano Micheletto, che - pure - pochi giorni fa a Londra è stato fischiato per avere introdotto uno stupro in un'opera, rendendo esplicito il riferimento "morigerato" del libretto e della regia tradizionale e attualizzando un tema già vivo secoli fa.

Una strategia, questa, che può portare di nuovo la gente a teatro. E che altri, nel mondo, sembrano aver chiara più di noi.

"Io ho un incubo", conclude Cristiano Chiarot: "Che vado a teatro e vedo solo cinesi. Perché sono loro, in questi anni, che costruiscono teatri d'opera, studiano la nostra musica e la portano in scena. E noi?". (G. Mal.) 
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