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GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 14 Maggio 2015

Ol Moran: il 17 maggio la dedicazione della nuova chiesa


S

arà una giornata storica per la comunità parrocchiale di Ol Moran e per la vita della missione veneziana di cui è parroco don Giacomo Basso: domenica 17 maggio avrà luogo il rito della dedicazione della chiesa di San Marco Evangelista. A presiedere la messa e i riti di dedicazione della chiesa e dell'altare della nuova chiesa parrocchiale sarà il vescovo di Nyahururu, mons. Joseph Mbatia.
Ospiti d’eccezione saranno il vescovo emerito Luigi Paiaro, il governatore della regione del Laikipia, on. Joshua Irungu, e altri rappresentanti del governo locale. Ci sarà anche un gruppo dall’Italia, che rappresenterà la diocesi di Venezia e tutti gli amici che hanno sostenuto questo progetto, composto da don Giovanni Volpato (parroco a Passarella di Jesolo, iniziatore della missione e primo parroco di Ol Moran dal 1997 al 2008), don Fausto Bonini, don Andrea Volpato, l'arch. Stefano Battaglia con la moglie Elena, Piero e Giuliana Basso, genitori di don Giacomo, Mauro Cesca (volontario che ha lavorato per sei mesi a Ol Moran nel 2012).

E' grande l'attesa della comunità locale, insieme alla soddisfazione per il lavoro svolto fino a qui. In questi giorni fervono i lavori per preparare la festa e quanto è necessario per un evento che vedrà la partecipazione di quasi tremila persone. Tutta la comunità parrocchiale risulta coinvolta: le cappelle e le comunità di base, i gruppi (bambini, giovani, coro parrocchiale), le associazioni (degli uomini Cma, delle donne Cwa, l'Azione Cattolica, gli Scout), le istituzioni (la scuola primaria “Tumaini Academy”; la Casa Studentesca “Hekima House”; il college per insegnanti della scuola dell’infanzia “Hekima Education Centre”).
Si vedrà riflessa, nei volti e negli abiti, anche la diversità culturale dei gruppi etnici presenti in parrocchia: Kikuyu, Turkana, Pokot, Samburu, Kalenjin, Kisii, Maasai, Tugen, Kamba... Aggiunge don Giacomo: «Tutta la comunità locale, non solo i parrocchiani, è invitata: le autorità locali e gli anziani dei vari villaggi, i pastori e i membri delle chiese non cattoliche, e quanti vorranno prendere parte all’evento. Sono stati invitati anche amici che hanno sostenuto il progetto e parrocchiani che vivono ormai fuori parrocchia».

«Una chiesa di pietre – commenta il parroco – è segno che la comunità cristiana c’è, è presente e vive anche in questo territorio. L’edificio dice che la comunità cristiana si ritrova lì per ascoltare la parola di Dio e celebrare l'Eucaristia; e che è anche pronta a servire la società locale e ad annunciare il vangelo di Gesù. E così la Chiesa-comunità diventa “la dimora di Dio tra gli uomini” (Ap 21,3). La bellezza dell’edificio, poi, dice che lì si svolge qualcosa di bello e importante: l’ascolto della Parola, l’Eucaristia. Dice che la fede è bella, onora Dio e la comunità. Dice che la comunità ha qualcosa di buono da vivere e da condividere. Ed è una casa accogliente per tutti»
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