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GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 26 Febbraio 2015

All'ospedale civile una mostra sulle epidemie


I

l titolo è “La malattia che viaggia”, e fotografa perfettamente il tema della mostra, che è dedicata alle “epidemie”, cioè ai morbi che si diffondono, che viaggiano da persona a persona e da città a città, seminando inquietudine, sofferenza, morte. Il sottotitolo, “Dalla peste ad ebola, storia ed attualità delle epidemie”, ricorda come il ciclico ritorno di malattie contagiose non sia affatto una cosa del passato, quanto piuttosto una costante nel cammino dell’uomo e dei popoli.

La mostra “La malattia che viaggia” è stata allestita dall’Ulss 12 Veneziana all’Ospedale Civile di Venezia ed è aperta fino al 25 maggio, dal martedì al sabato, con orario 10.00-18.00. Propone un viaggio nei luoghi, nelle rappresentazioni e negli oggetti del contagio e della lotta al contagio stesso. Pannelli esplicativi, video, testi, oggetti di superstizione e di culto, ma anche gli strumenti dei medici di ieri e di oggi costituiranno le tante tappe del percorso.

Contro le epidemie uno scontro che non finisce. Le epidemie, come dimostrato dalle recenti emergenze per le infezioni da HIV/AIDS o da Ebola, rappresentano ancora uno dei maggiori problemi di sanità pubblica a livello mondiale: “Questa mostra – spiega il curatore Walter Pasini, Presidente della Società internazionale di Medicina del Turismo – intende rappresentare un’occasione per gli operatori della sanità, ma anche per il pubblico, di conoscere il passato per fronteggiare con più forza e consapevolezza le emergenze sanitarie attuali”.

Perché a Venezia una mostra sulle epidemie. Per il suo tema, questa mostra si sposa perfettamente commenta il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben, con la missione dell’Azienda sanitaria veneziana: “Nella storia lunga e complessa della sanità e dell’assistenza a Venezia – spiega – la prevenzione, il contenimento e la cura delle patologie da contagio sono state uno dei capisaldi della vita della Serenissima. Pensiamo soltanto ai lazzaretti, o all’edificazione di chiese ex-voto come quelle della Madonna della Salute e del Redentore o quella meno nota dedicata a Santa Maria del Pianto. Ma anche nel presente Venezia, per la sua imponente attrattività turistica, sa che essere meta di flussi turistici universali e globali significa affrontare le criticità delle epidemie moderne, e non a caso negli Ospedali dell’Ulss 12 Veneziana operano eccellenti servizi dedicati a questa sfida”.

La sfida dell’uso coerente degli spazi del Civile. L’evento “La malattia che viaggia” si svolge nel prestigioso sito di cultura medica e storica rappresentato dalla rinata e rilanciata Scuola Grande di San Marco, annessa all’Ospedale SS. Giovanni e Paolo; e la mostra è allestita dentro il “Quadrilatero di San Domenico”, in uno spazio nobile recentemente liberato dall’uso prettamente sanitario e destinato ad un più consono uso culturale, anche se sempre in ambito sanitario.
In particolare, la mostra insiste sull’area dell’antico “Dormitorio dei Novizi”, che fino ad alcuni mesi fa ospitava il Centro prelievi dell’Ospedale, e che ora assume la sua nuova funzione di “sala polifunzionale” per eventi e mostre.
Gli importanti interventi nell’ampio complesso dell’Ospedale Civile, primo fra tutti la costruzione del nuovo Padiglione Jona, hanno liberato importanti spazi storici, fino a ieri impropriamente destinati alla degenza o ad altre attività sanitarie. Il “Dormitorio dei Novizi”, che ora viene restituito ad una funzione più consona, si inserisce in quello che era in sostanza il Convento di San Domenico, acquisito dall’Ospedale nel 1815, di cui facevano parte anche il “Dormitorio dei Frati”, occupato fino alla scorsa estate dalla Lungodegenza, e i due storici refettori, quello “antico” e quello “nuovo”, che erano diventati nel tempo rispettivamente un deposito e uno spogliatoio sanitari.

Rispetto a questi spazi “liberati”, e più in generale a tutti gli spazi storici del Civile, l’Azienda sanitaria Ulss 12 ha inteso mettere in atto due azioni precise.
- in primo luogo ha inteso stendere un Piano distributivo complessivo di tutto il complesso, dai Mendicanti al Canale al Pianto; ha ottenuto così, quanto alle attività dell’Ospedale, una mappa progettuale logica, divisa in quattro macro aree (ospedaliera, sanitaria territoriale, di servizio e storico-culturale) dentro la quale operare nel tempo scelte coerenti anche su ogni singolo locale;
- in secondo luogo si impegna ad attribuire al più presto ai locali liberati, pur con investimenti contenuti quanto alle ristrutturazioni, una nuova funzione, evitando così il rischio che, sottratti alla funzione precedente, subiscano l’effetto dell’abbandono.
Nel caso del “Quadrilatero San Domenico” tutti i locali – i due ex refettori e i due ex dormitori – assumono nel giro di alcuni mesi una nuova funzione storico-culturale collegata al tema sanitario e al lavoro già in atto nella Scuola Grande di San Marco, nell’ambito della ricerca, dello studio e dell’archiviazione in campo medico.
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