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Lido, sabato 11 le celebrazioni per la Giornata del malato


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abato 11 febbraio il Lido e la sua Comunità pastorale celebrano la venticinquesima Giornata del Malato.

Sante messe, con l'imposizione del Sacramento dell'Unzione degli infermi, sono previste alle 10 nella chiesa dell'ospedale San Camillo agli Alberoni e alle 16.30 nella chiesa dell'Istituto Campostrini. Tutti i fedeli delle sei parrocchie dell'isola sono invitati a partecipare alla liturgia.
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  • Altri commenti
  • Renzo Berton
    Lunedi, 28 Novembre 2005 | 11:50

    Premetto che di fronte alla sofferenza dei fratelli spesso non si può che restare in rispettoso silenzio, pregando il Signore di intervenire là dove noi non riusciamo, perché duri di cuore e peccatori! Una parola sulla citazione di Mt 25, la pericope che noi conosciamo come "il giudizio universale". È vero che il Signore ci assicura che il giudizio sarà un giudizio di misericordia basato sulla misericordia che noi avremo avuto per i nostri fratelli. Però noi, a differenza dei giusti e degli ingiusti del brano di Matteo, non potremo più dire "quando ti abbiamo visto?", perché dal Signore stesso abbiamo appreso che nei fratelli dobbiamo vedere Lui.Questo significa che la nostra carità non può essere una carità naturale, seppur lodevole, ma deve essere esercitata nella dimensione ecclesiale in cui, con il Battesimo, siamo stati irrevocabilmente inseriti. E da questa "incardinazione" in Cristo scaturisce la nostra grande dignità di figli nel Figlio, però inclusa nella dimensione dell'obbedienza, la stessa obbedienza che "Gesù imparò dalle cose che patì" (cfr Eb 5,8) una volta che realizzò pienamente la sua libertà rimettendosi alla volontà del Padre. Anche le nostre libere scelte sono sempre in qualche modo segnate dalla sofferenza forse perché inconsapevolmente ha il sopravvento ancora la nostra sclerocardia (cfr Mt 19,8; Mc 10,5).
     
  • Maurizio
    Domenica, 27 Novembre 2005 | 14:14
    Paura?
    Caro Nicola, di cosa dovrei aver paura? Di vivere la mia vita per Cristo e con Cristo? Le leggi di cui parlo io le ha dettate Dio. Il fallimento umano non è una vergogna. Proprio rimanendo fedeli al battesimo possiamo esserlo anche con gli altri sacramenti perchè questi ultimi si aggiungono al primo, vero fondamento della vita cattolica. Ti ringrazio che vuoi metterti in cammino con noi. Spero che in molte parrochie si finisca, una volta per tutte, con il discriminarci confondendo chi vive il sacramento fedelmente e chi per debolezza, umana, non lo fa. Smettendola di ghettzzare sia gli uni che gli altri, dicendo "sei condannato perchè non sei più in unione con Dio". Ci sono persone che non avrebbero più diritto di un divorziato e risposato di fare la comunione. Purtroppo siamo piccoli e meschini, pronti a sparare a zero su tutti noi, dimenticando i dolori, la solitudine, in cui ci troviamo. Ascoltare il grido di aiuto di queste persone vuol dire mettere in pratica Mt 25,35 In Cristo
     
  • Nicola accolito bva
    Sabato, 26 Novembre 2005 | 12:18
    Guardarsi dentro
    Maurizio di cosa hai paura? Dio è più grande delle leggi italiane e anche della stessa Chiesa. Molto spesso si vedono questi fratelli come coloro che non vivono la fedeltà al sacramento, ma bada non si parla di tutti i divorziati ma dei fedeli divorziati risposati che magari davanti a Dio sono più fedeli di te e di me, perché la fedeltà si costruisce ogni giorno e molto spesso si generalizza senza vedere il vissuto di queste famiglie. Sai io mi sono laureato per merito di una famiglia infedele, come intendi tu e molti altri fedeli, perché se fosse stato per le famiglie regolari io avrei ricevuto buoni consigli e nient'altro. Bisogna che tutti noi ci guardiamo dento perché anche noi siamo infedeli nei scramenti nel battesimo nella comunione e nella confessione ma ci sembra di essere aposto per una fedeltà apparente. Forse se guardassimo nel nostro cuore ci metteremmo in cammino con loro senza affermare nulla perché la verità si afferma da se e non va a scapito del vero amore. Nicola
     
  • Maurizio Manfrin
    Giovedi, 24 Novembre 2005 | 12:44
    Divorzio e Santità
    La convinzione che la via della santità è per tutti gli uomini, ? anche se separati o divorziati, ci fa incontrare, conoscere alcune storie di persone esemplari che, a contatto con la separazione, si sono avviate verso un cammino di santità. Come il Servo di Dio Francesco Paolo Gravina, la Beata Elisabetta Canori Mora. Molti altri nei vari secoli e in questo hanno mantenuto fede al Sacramento del Matrimonio. Forse abbiamo perso il senso dela famiglia, in un secolo che molto facilmente con l?attuale legislazione non pone freni alla disgregazione della famiglia, ma al contrario incoraggia di fatto il coniuge più forte, a richiedere la separazione e quindi il divorzio. Le leggi attuali, hanno contribuito al diffondersi di una visione molto laica e materialista della famiglia. Il matrimonio è un unione voluta da Dio, la separazione è un fallimento umano, ma proprio attraverso il nostro dolore, dobbiamo dare testimonianza dell'essenza del Sacramento e così rimanere in unione con Dio.