Commenti articolo Segnala pagina Stampa pagina  | Segnala su OKNotizie | Share Condividi
GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 18 Luglio 2013

Gottardello (Cisl): «No a Marghera: lo scalo delle grandi navi resti la Marittima»

  • Il commento
  • Ma le grandi navi non lasceranno Venezia

    L

    e preoccupazioni degli imprenditori locali e dei sindacati relative alle alternative che si stanno vagliando per spostare il porto turistico di Venezia dalla Marittima a Marghera (o fuori laguna) sono legittime, anche se le ripercussioni di tale spostamento - se avverrà - saranno molto più soft di quanto si pensi. Venezia è meta ambitissima per ogni operatore turistico e non sarà il mancato passaggio davanti a San Marco a farla decadere: non è perché non si passerà più in bacino che i turisti non acquisteranno più la crociera nel Mediterraneo, perché Venezia è Venezia. E vale tanto quanto (o di più) di un approdo a Bari, Istanbul o Dubrovnik: località dove si sbarca nei porti, collocati quasi sempre in periferia, e si arriva in centro storico mediante navette, via terra e via acqua. Lo si fa per Dubrovnik o per Olimpia e non si vorrà farlo anche per visitare Venezia?
    Viene poi difficile pensare che lo spostamento del porto turistico a Marghera possa soffocare lo sviluppo di quello commerciale, considerate le aree disponibili e visto che altrove le diverse tipologie convivono benissimo nel medesimo spazio. (S.S.L.)

L

o a Porto Marghera: lo scalo delle grandi navi resti la Marittima. Lo dice Lino Gottardello, segretario generale della Cisl di Venezia, intervenendo nel dibattito in corso in vista dell'incontro, a Roma il 25 luglio, con il Governo per definire dove far transitare le navi da crociera.

«Non ci convincono e ci preoccupano – scrive Gottardello - le insistenze con cui da più parti si propone di modificare il percorso di ingresso delle grandi navi crociera a Venezia, presenze per alcuni scomode, ma che hanno assunto una importanza crescente per l’economia veneziana e l’occupazione, incidendo positivamente sul turismo, sull’economia portuale, sulla crescita dell’aeroporto, sull’indotto ecc., contribuendo a migliorare l’efficienza complessiva del “Sistema Venezia”, da cui dipende anche la possibilità di rilancio del settore manifatturiero a Porto Marghera e nel Veneto».

Mettere in discussione l’attracco delle grandi navi alla Marittima, prosegue il segretario della Cisl «su cui si sono fatti ingenti investimenti negli anni, rafforzerebbe negli imprenditori la convinzione che a Venezia non conviene impegnare denaro poiché, oltre alle lungaggini burocratiche, permane il rischio di un cambiamento continuo delle regole, e molto forti i rischi di veder pregiudicata la possibilità di rientro dei capitali investiti».

Inoltre, prosegue Gottardello, «se la soluzione alternativa alla Marittima dovesse essere quella caldeggiata dal Sindaco, è quasi certo che si finirebbe per pregiudicare la possibilità di sviluppo del Porto commerciale poiché, di fronte a questa prospettiva, nessun imprenditore continuerebbe a investire nelle attività tradizionali del Porto. C’è da chiedersi quali conseguenze ne deriverebbero per le aziende manifatturiere che si approvvigionano di materie prime sui mercati internazionali o che vi devono inviare i loro manufatti, da un impoverimento tecnologico del Porto di Venezia».

Il sindacalista si dice tutta via convinto «che si possa rispondere positivamente ai vincoli posti dal Decreto Clini senza per questo compromettere l’investimento in Marittima o lo sviluppo del Porto commerciale, e senza interferire con le attività industriali: si vedano ad esempio le proposte, pur diverse, dell’Autorità Portuale o, più di recente, da Enrico Zanetti e da Alessio Vianello».
Inizio   Segnala paginaSegnala   Stampa