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GENTE VENETA | GVNews

Martedi, 9 Luglio 2013

Volotea, una scommessa di successo. Ma il sindacato: «Lavoratori sfruttati»

  • Il commento
  • La via italiana per la ripresa sa tanto di Cina

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    a via italiana ed europea verso la ripresa sa tanto di Cina. Ovvero: per ridare competitività ad aziende che, nel mondo globale, non stanno sul mercato, bisogna abbassare il corso del lavoro.

    E' la sensazione che si prova guardando al caso Volotea. Una compagnia aerea che sta avendo successo: in soli quindici mesi, partendo dal nulla, ha coperto una nicchia di mercato importante – quella del collegamento di città medio-piccole – cui finora nessuno aveva pensato, almeno in Italia.

    Più di un milione di passeggeri in questo breve lasso di tempo stanno a significare che la scommessa, dal punto di vista imprenditoriale, è stata vinta.
    Ed è molto positivo anche il fatto che, mentre altre aziende del trasporto aereo non riescono a tenere neppure il proprio personale, Volotea abbia fatto tante assunzioni. In periodo di crisi e disoccupazione crescente, cinquecento nuovi posti di lavoro sono un bene prezioso.

    Certo che li si è creati spendendo poco: poco più di mille euro al mese di stipendio – secondo quanto dicono i sindacati (l'azienda non si esprime sulla questione) – sono una paga molto magra. Anche perché c'è molto da lavorare, si tratta di un mestiere qualificato e di responsabilità e che costringe molti dipendenti a stare a lungo lontano da casa.

    Insomma: nonostante molti imprenditori lo neghino, sembra che la principale soluzione trovata per riemergere dalla crisi sia pagare poco i lavoratori.

    Sembra quasi che, sotto sotto, molti pensino che la crisi finirà quando, per osmosi, gli stipendi di cinesi e indiani saranno simili a quelli di italiani e francesi. Alzandosi, un po' per volta, i primi; abbassandosi i secondi.

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ono 400mila, in quindici mesi, i passeggeri partiti o arrivati all'aeroporto Marco Polo di Tessera usando un aereo di Volotea, la compagnia a basso costo che opera dal 5 aprile 2012.

I numeri dicono, quindi, che l'idea su cui è nata Volotea ha avuto successo. Si trattava, un anno fa, di offrire un servizio fino ad allora assente, aprendo il collegamento aereo con città italiane ed europee mal servite o per nulla servite via cielo. Una cosa che gli altri operatori non avevano fatto, tant'è vero che una compagnia con quest'ottica regionale esiste solo nel Regno Unito o negli Stati Uniti.

Oggi l'operazione avviata da due imprenditori spagnoli – Carlo Muñoz e Lázaro Ros, già fondatori di un'altra compagnia aerea spagnola, la Vueling – con il supporto finanziario di tre fondi di investimento, pare proprio aver preso il volo.

Un milione e centomila i passeggeri trasportati finora, due i Paesi – Italia e Francia – con la maggiore operatività e le quattro basi per ora attive (oltre a Venezia ci sono Palermo, Bordeaux e Nantes), 14 gli aerei (Boeing 717) che compongono la flotta e 52 gli aeroporti serviti, di cui 20 in Italia.

Venezia, comunque, mantiene il primato per numero di persone trasportate e destinazioni: 23 in cinque diversi Paesi. E c'è anche il record del numero di dipendenti: 150 sui circa 500 alle dipendenze della giovane compagnia. «L'aeroporto Marco Polo di Venezia – afferma Valeria Rebasti, responsabile del settore commerciale di Volotea – è un asset fondamentale per la compagnia, non solo a livello italiano, ma europeo».

Proprio sul tema del lavoro persistono, però, alcune riserve, quelle del sindacato: «All'inizio, l'anno scorso – spiega Ilario Simonaggio, segretario generale della Filt Cgil del Veneto – eravamo preoccupati che Volotea fosse una di quelle compagnie che nascono sottocapitalizzate e spariscono velocemente. Invece ci siamo convinti che da questo punto di vista la società sia solida. Resta invece, grande come una casa, il problema del reddito e delle tutele dei dipendenti. Gli stipendi sono molto bassi, poco più di mille euro al mese lordi, e i carichi di lavoro molto pesanti. Il fatto è che, non esistendo più un contratto di riferimento – un tempo era quello di Alitalia – ci si basa su accordi aziendali. E si crea sfruttamento. Il problema non riguarda solo Volotea, ma molte compagnie. Mal comune, però, non significa mezzo gaudio».

Soluzioni possibili? «Ci stiamo provando – conclude Simonaggio - ma da quasi un anno cerchiamo di avere un incontro con l'amministratore delegato di Volotea, Carlos Muñoz, senza avere risposta».


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