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GENTE VENETA | GVNews

Domenica, 5 Maggio 2013

Venezia, cercasi posto alla materna per 35 bambini

  • Il commento
  • E chiudere una sezione comunale per aprirne tre alle paritarie?

    E

    chiudere una sezione di scuola materna comunale? Con lo stesso investimento se ne aprirebbero tre in una scuola paritaria. E il fabbisogno del sestiere di Cannaregio verrebbe coperto.

    I numeri dicono proprio questo: il costo annuo di ogni bambino iscritto ad una scuola materna comunale si aggira sugli 8.000-8.500 euro. In una paritaria il costo si riduce a circa un terzo, comunque entro i tremila euro l'anno.

    Certamente è meritevole ciò che fa l'amministrazione comunale, offrendo un servizio pressoché gratuito anche in tempi così cupi per le proprie casse. Ma forse sarebbe più utile se si concentrasse di più su un'azione di indirizzo e di controllo, più che di gestione diretta di strutture.
    Salvo prova contraria, i soldi spesi da Ca' Farsetti per tenere aperta direttamente una sezione da 25 bambini potrebbero essere destinati per tenerne aperte tre, all'incirca con 70 iscritti, presso una paritaria. Non ne soffrirebbero maestre e ausiliarie che, anzi, aggiungerebbero qualche posto di lavoro; ne godrebbero le famiglie, che avrebbero la scuola materna per i propri bambini e ugualmente a costo zero (se il Comune riversasse sulla privata le risorse comunque già utilizzate per la scuola propria). E l'amministrazione comunale, senza ulteriori esborsi, darebbe risposta all'esigenza sociale.

    Perché non percorrere una strada del genere? Qualcuno storcerebbe il naso per l'“appalto” dell'educazione dei piccoli dato ad una scuola di ispirazione cattolica? Vecchi pregiudizi ideologici, verrebbe da dire.

    Ma anche sorvolando sulla loro esilità - e trascurando di sottolineare il valore delle scuole paritarie, riconosciuto da chiunque le abbia conosciute - starebbe qui l'azione positiva che il Comune potrebbe esercitare. Quell'azione di controllo, appunto, della qualità della formazione, che si attaglia al ruolo dell'ente pubblico.

E

’ un’emergenza sociale per il territorio. Nel sestiere di Cannaregio mancano circa 35 posti nella scuola per l'infanzia. Si sta correndo il rischio che a settembre un cospicuo numero di famiglie si trovi in forte difficoltà per trovare collocazione e uno spazio formativo per i propri figli piccoli.

All'origine dell'emergenza sta anche la chiusura ormai vicina della materna retta dalle Canossiane a Sant'Alvise. La mobilitazione di base, prima per cercare di tenere aperta la struttura delle Canossiane, poi per trovare altre soluzioni, è molto forte. Raccolte di firme, incontri, un gruppo di confronto su Facebook, sotto il titolo “Salviamo le Canossiane - Emergenza spazi a Venezia”.

Così il Comune sta, in questi giorni, setacciando il sestiere per cercare dove e come ampliare l'offerta.
«Fra le soluzioni possibili, che stiamo vagliando - precisa l'assessore alle Politiche educative, Andrea Ferrazzi - ci sono due paritarie cattoliche, quella retta dalle suore Maestre di Santa Dorotea, a San Girolamo, e quella delle Ancelle di Gesù Bambino, nei pressi del Ghetto».

Si cerca, insomma, una soluzione per l'emergenza. Probabilmente l'esigenza è temporanea: purtroppo il numero dei nuovi nati, a Cannaregio come negli altri sestieri del centro storico, è in calo: sono 406 i bambini del 2010 che a settembre entreranno alla materna, ma sono 456 quelli nati nel 2008. E la tendenza alla diminuzione sembra non arrestarsi.

In questo contesto il Comune, che ha indubbiamente fatto molto in questi anni, sta cercando la quadra al problema: «Per le scuole dell'infanzia e i nidi - precisa Ferrazzi - spendiamo 32 milioni di euro ogni anno. Nel nostro Comune sono presenti il 40% dei nidi comunali dell'intera regione Veneto e il 20% delle scuole per l'infanzia, a fronte del 5% della popolazione. E le materne comunali sono totalmente gratuite: la famiglia paga solo il ticket di 3,30 euro per il pranzo. Il bilancio comunale, inoltre, fortemente e drammaticamente ridimensionato nelle sue possibilità rispetto a solo 3 anni fa, non può da solo rispondere a una domanda di servizi che proprio per la crisi è in continua crescita».
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