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GENTE VENETA | GVNews

Lunedi, 27 Febbraio 2017

Paolo Costa, bilancio dopo otto anni al Porto: «Nella crisi è cresciuto; ora è la chance di Venezia»


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iamo il porto più vicino al centro d'Europa. Siamo il punto più avanzato per i traffici commerciali con la Cina. Negli anni della crisi siamo cresciuti e abbiamo investito e fatto progetti per il futuro. Il porto e l'industria, che può rinascere a Marghera, sono l'unica alternativa a una Venezia solo turistica».

E' in queste parole il bilancio di fine mandato di Paolo Costa. Dopo quasi nove anni lascia la presidenza dell'Autorità portuale, «un'esperienza che non credevo, all'inizio, fosse così capace di coinvolgermi».

E lo fa con un bilancio di tutto ciò che è stato fatto in questi anni: un rapporto che assomiglia molto, nel metodo, a quello che fece terminando il suo mandato da sindaco di Venezia, nel 2005. Solo che questo si intitola “Porto di Venezia 10+”, dove dieci sono i parametri presi in considerazione: da accessibile a intermodale, da sostenibile a internazionale, da innovativo a sicuro... E il “più” è l'incremento prodotto in questi anni. E, nel rapporto, questo “più” è sostanziato di azioni e numeri.

La questione di fondo è che il porto, secondo il presidente uscente, è il motore di sviluppo più promettente per i prossimi anni, diciamo da oggi fino al 2030. «E non solo per la città – insiste Costa – ma per la Regione e anche per il Paese».

Il punto di svolta, secondo Paolo Costa, sta nel fatto che Venezia e i porti dell'Alto Adriatico – con cui è più che mai opportuno collaborare – sono il luogo più conveniente per i traffici dalla Cina e dall'Asia in generale.

E le supernavi di oggi – comprese quelle da 15/18mila container – trovano più comodo attraccare in Adriatico per scaricare le proprie enormi quantità di merci. D'altro canto, il fatto che il rinnovato canale di Panama possa contenere natanti fino a 14mila teu (l'unità di misura dei container), mentre per il canale di Suez possono passare scafi più grandi, convoglia direttamente il traffico verso il Mediterraneo e l'Adriatico.

Ma fino ad un certo punto, per ora, nel porto lagunare: «La più piccola nave oceanica tornerà in aprile da noi, ed è la più grande che possa entrare in laguna».

La profondità dei fondali veneziani, portata proprio sotto Costa di nuovo vicino ai 12 metri, consente a navi più capienti di entrare. Ed è anche per questo che si è passati dai 380mila container del 2008 ai 605mila del 2016. Ma qui ci si ferma, o si cresce di poco. Perciò è essenziale costruire un porto nuovo oltre le bocche che danno in laguna.
Il disegno avviato – ma non portato a termine – da Costa prevede che si realizzi il porto off shore e, inoltre, che si conduca a termine l'alleanza con i porti di Capodistria e Trieste; un'alleanza che possa dar vita «al terminal dei traffici oltre Suez».

Il problema per cui questa strategia è avanzata, sì, ma non è arrivata in fondo - «lascio alcuni dossier aperti», dice Costa – sta nelle resistenze opposte da alcuni competitori (i porti italiani minori) «e nei ritardi dovuto alla sottorappresentazione delle potenzialità di Venezia presso il Governo».

Dopo un elogio al sindaco Luigi Brugnaro, «l'unico che ha capito questa strategia per lo sviluppo», e un augurio al suo successore, Pino Musolino, il 39enne manager veneziano (è della Giudecca) migrato prima a Londra e poi a Singapore, Paolo Costa lascia. Con un bilancio da 10+.

Giorgio Malavasi

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