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GENTE VENETA | GVNews

Giovedi, 7 Gennaio 2016

Da ex monastero a condominio intelligente per 80 anziani: il progetto di Treviso

  • Il commento
  • A Treviso si chiama cohousing. A Mestre Centri Don Vecchi

    A

    Treviso lo chiamano smart cohousing. A Mestre si chiamano Centri Don Vecchi.

    La filosofia è molto simile: realizzare abitazioni che permettano ad anziani ancora autosufficienti, ma sulla soglia della non autosufficienza, di rimanere autonomi ancora per un bel po'.

    Il tutto grazie ad una serie di servizi che proprio la forma del condominio rende possibili.

    Ben venga, quindi, anche l'esperienza di Treviso. Che, detto sommessamente, costa molto più di quella di Mestre, dove un sacerdote – don Armando Trevisiol – e un gruppo di persone volenterose e generose attorno a lui hanno permesso di realizzare la stessa cosa (anzi, molti più alloggi) con esborsi molto inferiori.

    Bravi a Treviso, se ci riusciranno. Ma le istituzioni battano un colpo e, valorizzando davvero la sussidiarietà, aiutino tutti i don Armando che non solo a Mestre si danno da fare per una società migliore.

A

ldquo;Il progetto di cohousing, che l’ISRAA di Treviso ha predisposto per riconvertire l’ex casa di riposo Umberto I di Borgo Mazzini in 45 alloggi indipendenti per un’ottantina di anziani, serviti da servizi comuni (“smart cohousing”), rappresenta un nuovo modello di assistenza al quale la Regione Veneto guarda con interesse”. L’assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin, al termine della visita all’Istituto per Servizi di Ricovero e Assistenza agli Anziani condotta insieme al nuovo direttore generale dell’Ulss 9 di Treviso Francesco Benazzi, plaude all’impegno assunto dall’Ipab della Marca e garantisce la massima attenzione dell’ente regionale.

“L’ISRAA ha intercettato il bisogno emergente della cosiddetta ‘fascia grigia’ della terza età, cioè dei 75-85enni ancora autosufficienti, ma spesso soli, fragili, privi di un contesto familiare che li protegga e garantisca loro le vitali relazioni sociali – osserva l’assessore – Il progetto di riconvertire l’ex struttura religiosa, in pieno centro cittadino, in mini-alloggi dotati di tutti i confort della domotica e inseriti in un contesto di servizi e attività aperte all’intera città, è una prospettiva lungimirante, che valorizza la presenza attiva degli anziani e previene o rinvia nel tempo il loro ricovero in istituto”.

Quanto alle risorse previste per trasformare l’ex monastero in un innovativo progetto di ‘smart cohousing’ (12 milioni di euro) l’assessore al Sociale promette di verificare le possibilità di accedere ai fondi comunitari: “Il progetto operativo regionale 2014-2020 prevede di attivare 29 milioni di euro, da gestire con i comuni capoluogo e con le Ater, per forme innovative di cohousing e per i senza fissa dimora. D’intesa con il mio collega Federico Caner, che ha la delega sulla programmazione dei fondi comunitari, valuteremo la possibilità di privilegiare forme innovative e sperimentali di coabitazione, come il progetto messo in cantiere a Treviso”.
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